Borgo di Quaglietta, ecco i miei (modesti) piani di gestione e marketing.

Non ho resistito e l’ho fatto, ho presentato la manifestazione di interesse per la gestione del Borgo di Quaglietta, anche se le richieste economiche fatte sono impossibili.

L’ho fatto perché è necessario, secondo me, portare al tavolo l’Amministrazione Comunale e farle capire che quei termini non sono giusti, non sono giusti per i giovani, per la Valle del Sele e per la comunità di Calabritto e Quaglietta, che lo sviluppo non si fa così.

Quel Borgo deve vivere e funzionare bene perché se così fosse ci sarà lavoro e prospettiva per un interno territorio e ora con queste condizioni tutti gli imprenditori probabilmente falliranno.
L’ho fatto per cercare di far capire che una possibilità c’è ed è legata al territorio, alle sue competenze e professionalità, alla sua passione, alla fiducia che i politici devono concedergli.
Solo con queste caratteristiche ci potrà essere un vero Albergo Diffuso e questi sono i documenti che dimostrano come può essere possibile.
Proviamo a metterci in gioco cari Amministratori, proviamo a non basare il tutto sui soldi e le casse Comunali da rinforzare, proviamo a sfruttare bene questa (ultimissima) opportunità.
Del resto ho già discusso e scritto, ora l’ho trasmesso con atti ufficiali al Comune attraverso il piano di gestione e marketing richiesti dalla manifestazione.

Eccoli qua:
Piano di gestione
Piano di marketing

A voi la parola.

Ecco come si fa, #Puglia365

La Puglia oggi inizia un percorso e pensa in grande, come dovrebbe fare ogni singola destinazione turistica che vuole definirsi tale e vorrebbe entrare di prepotenza nel futuro del turismo, programmando.
Questa Regione non è nuova a sperimentazioni e ad innovazioni nel campo del turismo e i risultati, da 10 anni a questa parte, si sono visti e sicuramente continueranno a vedersi se la strada continuerà ad essere questa.
La Puglia rappresenta la vera speranza e la vera buona prassi rispetto alla quale diciamo: si può fare.

E con la partenza di #Puglia365 questo territorio vuole continuare a dimostrare che il turismo è la strada giusta per il sud e che attraverso la “rete” e l’utilizzo ottimale dei fondi europei lo sviluppo è possibile.
A Bari si parla di futuro e del Piano Strategico del Turismo della Puglia 2016-2025 che però, non prevederà un relatore e dei soggetti passivi ad ascoltare, ma un processo di condivisione delle scelte e di co-decisione della strategie con un interno territorio.
Non ci saranno i soliti consulenti che tra 4 quattro mura si metteranno a redigere un piano, ma una serie di azioni che porteranno l’intera filiera turistica pugliese a scrivere, insieme, un progetto e il Piano Turistico dei prossimi 10 anni.
Parte un processo, con un ambizioso obiettivo, quello di condividere le strategia a lungo termine con il territorio volto a realizzare il turismo del futuro pugliese.

6 le aree tematiche su cui tutti gli operatori, in gruppo, lavoreranno: promozione, prodotto, infrastrutture, innovazione, formazione e accoglienza.

In tre mesi 18 incontri itineranti, 3 per ogni gruppo di lavoro, a partire da aprile fino a giugno volti a realizzare un’unica visione della Puglia che possa permettergli di destagionalizzare e di realizzare un Piano da presentare al MIbact entro luglio 2016.

La strategia del Piano sarà composta da azioni di marketing, reti di impresa, implementazione di trasporti pubblici efficienti e vedrà il coinvolgimento trasversale dei settori cultura, turismo, agricoltura, internazionalizzazione.
Aspettiamo i risultati, ne vediamo davvero delle splendide prospettive, sia di metodo che di speranze che questo modello possa essere d’aiuto e di linea guida per tutte le destinazioni turistiche.

Lo streaming dell’evento è su www.puglia365.it, l’hashtag ufficiale #Puglia365

Il turismo, unico settore per ripartire, con T.R.A.m.

Quando il territorio della provincia di Avellino decide di muoversi, spesso lo fa bene mettendo insieme un circuito virtuoso di idee, potenzialità e reti di attori che andrebbe replicato più spesso soprattutto nel settore turistico.
Questa provincia, a volte, riesce a fare rete con progettualità davvero interessanti che sono buone prassi replicabili.
E’ il caso del progetto T.R.A.m. “Un mestiere per non partire”, in cui l’opportunità offerta è importante per tanti giovani della provincia.
Infatti, l’obiettivo del progetto è quello di valorizzare il territorio e dare ai giovani gli strumenti per intraprendere un eventuale percorso imprenditoriale, gettando le basi per un circuito di turismo sostenibile ed ambientale su cui l’Irpinia ha ampie possibilità.
L’obiettivo più importante però è quello di coinvolgere e permettere a tanti giovani di riconoscere le potenzialità di questa terra fornendo loro gli strumenti per farlo.
I destinatari diretti saranno 100 giovani tra i 18 e i 35 anni di cui 25 residenti nella provincia di Avellino, che verranno formati in quattro ambiti: agenti di turismo, comunicazione e web marketing, operatore di agenzia di servizi turistici e sviluppo personale, sia attraverso lezioni frontali che grazie all’utilizzo di una piattaforma di e – learning dedicata.
Il percorso formativo troverà la sua applicazione nel progetto stesso con la mappatura del territorio e la creazione di itinerari turistici fruibili anche da persone diversamente abili e, grazie ad attività intergenerazionali (con l’incontro di giovani delle scuole di ogni grado e anziani), si andrà a recuperare la memoria storica di questi luoghi.

Si potranno mettere le basi per la costruzione di una squadra con le competenze necessarie ad essere outsider all’intero di una provincia che non riesce ancora ad esprimere al massimo le sue potenzialità in questo settore. Questo gruppo di giovani sarà consapevole delle potenzialità dell’Irpinia, elemento che spesso manca nelle nuove generazioni.
Saranno consci, al termine delle attività, dell’importanza di acquisire competenze specifiche per diversificare l’offerta di servizi turistici sul nostro territorio, servizi di cui questa terra ha un estremo bisogno.
Il progetto è articolato e vedrà la partecipazione in Associazione temporanea di scopo del Comune di Summonte, Comune di Pratola Serra, Comune di Montefredane, Comune di Montoro, dell’Associazione capofila Terra di mezzo e l’associazione Step Europa. Altri partner che sostengono il progetto sono il CSV di Avellino, la Pro Loco di Avellino, società cooperativa GEA Irpinia, associazione Guardavanti: per il futuro dei bambini.
E’ una grande opportunità per i giovani, ma soprattutto per il territorio e sono felice che qualcuno in questa Irpinia ancora ci creda e si impegni per realizzare il sogno turistico di questa verde piccola Irlanda. 
Tutte le info sul progetto e sul come partecipare qui: http://www.progettotram.com/

Caposele, cosa c’è di turistico in questo Comune, ma soprattutto: cosa fare?

Nel corso del tempo da più lati mi è stato chiesto di relazionare sullo stato del turismo di questo Comune chiedendomi anche che cosa bisogna fare per permettere di costruire una economia basata sul turismo e che possa iniziare a far vivere tutta la popolazione di questa straordinaria opportunità.
E allora ho deciso di rendere pubblica questa mia “strana” visione del turismo a Caposele, sulla base delle linee guida che mi furono date dal segretario del PD locale nel richiedermi una relazione sullo stato del turismo a Caposele:

1. cosa ha fatto e deve fare il pubblico;
2. cosa ha fatto e deve fare il privato;
3. cosa fare e da dove bisogna partire, soprattuto in termini di promozione.

Il Comune di Caposele da anni lavora sul settore del turismo al fine di provare a creare uno sviluppo intorno a questo mondo, all’interno del quale molti vedono altissime potenzialità.
Ma uno dei punti da cui partire nel momento in cui si parla di turismo è quello di iniziare a vedere il turismo come qualcosa di professionale e non come un hobby affidato a chi si occupa di altro.
Esistono in questo senso numerose figure professionali che si occupano di questo settore, dai professionisti della comunicazione e della programmazione turistica ai Destination Manager. Essi, in questo mondo, sono necessari perché stiamo parlando di un settore che si evolve in continuazione e rimanere indietro, non investendo e aggiornandosi, fa perdere immediatamente competitività sul mercato.
Oggi, infatti, si compete in un mercato mondiale grazie ai voli low cost, alle nuove tecnologie e alle continue nuove motivazioni che vengono generate all’interno del mercato grazie a nuovi bisogni che continuamente nascono nella domanda turistica.

Dunque Caposele deve riuscire ad essere competitiva come destinazione e non come singoli che soli, all’interno di un mercato globale non possono competere.

Il Comune di Caposele, gli operatori turistici e tutti coloro che intendono lavorare all’interno di questo settore non possono pensare di vivere isolati da queste logiche e chiudersi in loro stessi, è necessario allargare le vedute.

Cosa si è fatto nel pubblico?
In questi anni la volontà di investire in questo settore da parte dell’Amministrazione Comunale è stata chiara ed evidente. Tutti gli interventi fatti riguardano una serie di cose che hanno chiaramente evidenziato la volontà del Comune di investire nel turismo.
A mio avviso però tutti gli interventi fatti hanno mancato di una cosa fondamentale: la programmazione.
Non sembra esserci una strategia di fondo e gli interventi sembrano “spot” che sono slegati dal Piano Turistico Comunale. A mio avviso manca una visione a lungo termine di quello che si vuole fare da qui a 10 anni e su che tipologia di turismo si vuole investire. Con la costruzione di un piano si pongono le basi per la costruzione di una linea guida a lungo termine in materia turistica.
Non mi è chiara infatti quale sia stato il principio secondo il quale si siano costruiti anche due piani turistici: uno per Caposele e uno per Materdomini.
Il turista non suddivide il comune, ne tanto meno le provincie e le aree, il turista pensa alla destinazione in generale senza considerare i confini istituzionali. Il piano è e deve essere del Comune di Caposele nella sua interezza.
Pur apprezzando lo sforzo fatto nel cercare di avviare un percorso di questo tipo volto a definire in maniera chiara gli obiettivi, noto che in entrambi i piani proposti c’è un forte sbilanciamento rispetto alla realizzazione di opere pubbliche (che sono sicuramente importanti, soprattuto per i cittadini e poi anche per i turisti), ma mancano elementi essenziali per poter parlare di Piano Turistico: la formazione degli operatori, la definizione dei regolamenti comunali, la gestione della logistica, l’organizzazione dei servizi pubblici, elementi di promozione ed degli eventi, il piano e le azioni di marketing da avviare, ecc.
Penso sia mancata però sopratutto un’analisi del fenomeno, che a mio avviso andrebbe fatta per capire chi sono i turisti e cosa offrirgli, e di conseguenza quello che potenzialmente potrebbero chiedere sulla base delle caratteristiche emerse.
Perchè un Piano Turistico prevede essenzialmente alcuni passaggi: un’analisi S.W.O.T., cioè della situazione attuale, un’analisi del fenomeno turistico, la definizione di alcuni obiettivi (magari SMART, specific, misurable, achievable, realist, time) e l’implementazione delle azioni necessarie e del tempo necessario per raggiungerli.
Se non ci sono questi elementi un piano non è credibile, è propaganda.

Cosa dovrebbe fare un Ente Pubblico?
Non credo ci si possa permettere di costruire un piano turistico comunale calato dall’alto, ma esso dovrebbe essere il risultato di una concertazione avvenuta con il mondo del turismo, valutando esigenze, necessità e priorità del comparto, lavorando affiancati da professionisti del settore.
A mio avviso il pubblico deve costruire le condizioni affinché i privati, e soprattutto i giovani, possano crescere e costruire il loro futuro in condizioni ottimali e seguendo le normative e leggi, permettendo loro di lavorare nella legalità (forse sopratutto questo ultimo punto è mancato).
Caposele oggi ancora non offre un’immagine unitaria e professionale di tutti i servizi turistici pubblici e privati, un fattore essenziale per promuovere una località e offrire un luogo ideale agli occhi del turista.

Cosa dovrebbero fare i privati?
Gli operatori turistici di questo comune invece sembrano fortemente demotivati a crescere e modificare le proprie strutture rispetto alle nuove esigenze del turista.
E’ chiaro che il nostro è un comune con una forte vocazione al turismo religioso che ha le sue peculiarità e esigenze, ma se si vuole crescere e destagionalizzare (cioè portare a Caposele e Materdomini turisti tutto l’anno) è necessario adattarsi, migliorare e ampliare le propria offerta, incentrandosi sulle nostre specificità territoriali.
Quindi da parte dei privati è sicuramente mancata la voglia di formarsi e informasi su cosa è cambiato all’interno del mondo del turismo, come sono cambiati i bisogni, i canali di vendita e promozione, di come il settore si evolve e si è trasformato negli ultimi dieci anni.
C’è bisogno di rinnovarsi e secondo me di aggiornarsi continuamente.
Ma ciò che davvero manca è la collaborazione e la condivisione di obiettivi comuni a discapito dei propri, puntando a ragionare maggiormente come comunità e non come singolo.
Ci deve essere la voglia di spingere affinchè le cose cambino ed essere spina nel fianco per chi ha il potere decisionale rispetto a determinate dinamiche.
In sostanza: se le amministrazioni non lo fanno i privati devo spingere affinchè determinate cose si facciano, non limitandosi a guardare, ma magari cominciando a proporre delle soluzioni. C’è bisogno di maggiore partecipazione alle scelte che riguardano il turismo di questo comune, c’è bisogno di privati che siano protagonisti.
In sintesi manca una forte propensione al cambiamento, la capacità di mettere avanti obiettivi comuni rispetto ai propri legato ad un senso di lassismo, rassegnazione e delega, manca la loro funzione di stimolo alla PA.

Cosa fare?
1. Mettersi insieme tutti.
Dal pubblico al privato, ai professionisti del settore riconoscendo ad ognuno le proprie competenze, conoscenze e professionalità.
L’obiettivo deve essere un Sistema Locale di Offerta Turistica che metta sul piatto tutti i servizi esistenti, tutte le eccellenze e i servizi esistenti.
Bisogna puntare sulle peculiarità del territorio non impiantando all’interno di esso degli elementi estranei che possono essere reperibili in altra parte del mondo o in Italia creando una motivazione nel turista tale da spingerlo a scegliere Caposele, scegliendolo per le proprie caratteristiche.
L’obiettivo della nostra destinazione deve essere quello di arrivare a portare sul territorio i turisti veri, quelli che scelgono le località e ci restano per più giorni e non gli escursionisti che spesso danneggiano e non portano economia per tutto il sistema.
L’economia turistica infatti gira intorno alle presenze e non intorno agli arrivi.
E’ assolutamente necessario aumentare le presenze e il tasso di occupazione medio dei nostri alberghi che oggi sono praticamente vuoti per buona parte dell’anno perché solo con maggiori presenze possiamo pensare di generare lavoro.

2. Avviare una vera programmazione e delle azioni per destagionalizzare:
⁃ creare un prodotto turistico completo e appetibile a target di turisti con maggiore capacità di spesa;
⁃ costruire pacchetti in accordo con i principali Tour Operator internazionali che promuovano l’intera Valle del Sele;
⁃ puntare ai turisti internazionali, gli stranieri. Iniziare a produrre materiali promozionali in lingua straniera.
⁃ stipulare accordi di partenariato con le diocesi e i tour operator che lavorano sul turismo religioso;
⁃ costruire vere offerte di servizi naturalistici – prodotti tipici – specificità territoriali (museo delle tradizioni – percorso legato ai prodotti tipici – servizi di sentieristica in montagna – trekking);
⁃ creare nuovi target di clienti e nuove offerte turistiche (come il turismo congressuale);
⁃ stimolare la nascita di nuove imprese nel settore turistico per gli under 35.

3. Formazione professionale:
Gli operatori turistici devono essere formati e aggiornati. Devono vivere il turismo anche al di fuori della loro struttura, partecipare a convegni, formazioni, scambiarsi le informazioni e aggiornarsi.
I professionisti del turismo devono iniziare a vedere e proporre le loro soluzioni per questo territorio.
Dobbiamo generare negli operatori turistici e nei cittadini una maggiore predisposizione all’accoglienza e al cambiamento, una maggiora affezione alla novità.

E dunque, per chiudere il discorso: come va fatta la promozione?
Nel turismo esiste il famoso “momento zero – momento della verità”, cioè quel momento in cui l’offerta turistica promossa viene fruita dal turista sul territorio. Il momento in cui la percezione e l’aspettativa che abbiamo creato nella mente del turista si incrocia con il servizio effettivamente erogato.
E’ per questo motivo che promuovendo dobbiamo comunicare la verità, tutto ciò che veicoliamo tramite i differenti canali deve essere vero ed esistente.
Che cosa significa vero?
Significa che se esiste un luogo fatiscente o inesistente, un servizio che poi non viene erogato, non deve essere promosso.
Nel turismo la promozione crea una cosa che si chiama aspettativa che se non soddisfatta genera un danno enorme per la località in termini di reputazione, e la soddisfazione del turista è l’elemento essenziale per l’ottimale promozione della destinazione.
Questo essenzialmente perché il turista in vacanza investe due cose estremamente importanti: tempo libero e denaro.
Se creiamo una falsa aspettativa all’interno della mente del turista quest’ultimo lo dirà almeno a 10 persone.
I nostri migliori promotori devono essere i fruitori del territorio, gli abitanti e gli operatori. Dobbiamo promuovere le nostre specificità e attrarre il turista legato al mondo dello slow del buon vivere.
In realtà dobbiamo creare delle aspettative attraverso la promozione, soddisfarle e possibilmente generare anche l’effetto “wow”, offrendo qualcosa che non avevamo comunicato e che il turista vede come un plus, come qualcosa che non si aspettava e che ciò permetterà di fidelizzarlo.

Dunque qual è il primo passo da fare?
E’ lavorare bene sui social network e online.
L’85% dei turisti prima di partire ricerca le informazioni online digitando su google la destinazione.
Chiede pareri ai familiari, agli amici e ai recensori su Tripadvisor (per citare un portale tra tanti).
Non controllare questi canali, non utilizzarli o utilizzarli male, determina un perdita di competitività non indifferente.
Bisogna dunque fin da domani mattina costruire un social media team della località che si occupi di curare l’immagine della destinazione online, che coccoli i potenziali turisti e li spinga ad acquistare i servizi su un portale che, ovviamente, deve essere efficiente, aggiornato e bene strutturato.
Due ragazzi che un computer alla mano, una connessione ad internet, una macchina fotografica ad alta risoluzione, che lavorino tutto il giorno alla promozione online del nostro comune, in italiano e in inglese.
Dopo aver fatto ciò possiamo fare tante brochure e volantini di carta, ma oggi nel turismo è meglio investire sul web e soprattutto costruire tutto per una domanda estera o fuori regione.
E tutto questo da domani mattina, non abbiamo più tempo, il settore corre troppo velocemente.

TIM Italia Connessa 2015 – Comuni Connessi: il contest di Telecom per i Comuni.

Il digitale è un’opportunità/problema, le reti anche, i soldi e i tempi pure. Intorno a questo tema si sta sviluppando tutta l’economia del futuro (PA, turismo, sanità, ecc.) e tutto ciò che riguarda anche le opportunità di crescita di un territorio oltre che di creazione di nuova occupazione: senza alcun dubbio.
E’ per questo che è necessario trovare e cercare di investire in questo settore anche in linea con il Piano di Sviluppo Digitale italiano che intende l’insieme delle iniziative finalizzate alla diffusione dell’uso di servizi digitali da parte di cittadini, aziende pubbliche amministrazioni in coerenza con gli obiettivi delle Agende Digitali Nazionali e Comunitarie, valorizzando le specificità del territorio.

Insomma: creiamo le Smart City.
Ed ora Telecom intende premiare chi vuole farlo davvero e vuole spingere alla stesura di Piani di Sviluppo Digitale con il Contest “TIM Italia Connessa 2015”.
L’obiettivo è quello di selezionare il Comune che presenterà il più convincente e concreto Piano di Sviluppo Digitale e che darà la maggiore disponibilità a facilitare la realizzazione delle infrastrutture. 
Ecco come.
Chi: i Comuni italiani con una popolazione compresa tra i 14.000 e i 51.000 abitanti.

Step: 
  • presentazione domanda e della proposta che includa un Piano di Sviluppo Digitale entro il 13 novembre 2015;
  • valutazione dei Piani di Sviluppo Digitale e inserimento in una short list da parte di una giuria;
  • entro il 4 dicembre verrà scelto il Comune vincitore.
Criteri di valutazione dei Piani (art. 4 punto 4.3 del regolamento):
  • La coerenza con le priorità indicate dall’Agenda Digitale Italiana e con i Target dell’Agenda Digitale Europea;
  • L’impatto sulla diffusione e sull’uso dei servizi da parte di cittadini, famiglie, aziende, pubbliche amministrazioni;
  • La concretezza e l’affidabilità dei Piani dando preferenza ai servizi effettivi rispetto alle semplici “demo” o ai progetti di ricerca;
  • Il livello di innovazione dei progetti e delle iniziative previste; 
  • L’impatto sull’occupazione, soprattutto quella giovanile;
  • La coerenza con le vocazioni industriali, produttive e culturali dei territori;
  • Il pieno utilizzo delle Reti NGN fisse e mobili.
Inoltre, sarà valutata l’effettiva realizzabilità e in particolare:
  • Copertura Economica;
  • Valutazione tecnica di fattibilità;
  • Tempistica;
  • Misurabilità.
Durata: dal 30 giugno al 13 novembre 2015.
Costo di partecipazione al contest: gratuito.
Premio: nel Comune selezionato Telecom realizzerà le infrastrutture di rete NGN, in anticipo rispetto ai propri piani, e comunque entro 24 mesi dall’aggiudicazione del Contest.
Non credo ci sia molto da pensare.

Hashtag che parlano di Regioni, di emozioni e luoghi. E le promuovono gratis.


Pensare a Twitter legato alla promozione turistica dei territori viene spesso automatico e naturale per chi lavora nel marketing turistico, ma nel concreto agli operatori è necessario presentare delle azioni e degli strumenti che permettano di rendere concreta qualsiasi strategia teorica.
In questo settore è la sperimentazione e la fantasia a farla da padrona e validi strumenti spesso nascono soli dal basso, rendono tutto straordinariamente efficace e semplice proprio grazie a idee e attività che hanno costo zero, da cui prendere spunto per strategie più complesse e articolate.
E’ il caso, ad esempio, di alcuni hashtag che sono nati spontaneamente sulla piattaforma per individuare caratteristiche, peculiarità, piatti e luoghi di alcune Regioni italiane.
Sono hashtag che non solo raccontano territori ed in particolare Regioni, ma che rappresentano degli stati d’animo, il senso di appartenenza alla terra e a tutto quello che essa rappresenta.
Sono twett che sanno un po’ di “saudade” brasiliana e un po’ di promozione del territorio.
E’ cosi che se ricerchiamo #sardolicesimo, #campaniafelix, #liguritudine, #sicilianismo abbiamo una carrellata di immagini, piatti e emozioni delle Regioni in questione, turisticamente parlando e non.
A lanciare per primo una di queste “malattie” è stato il guru di Twitter @insopportabile con il suo #sardolicesimo.
Da tempo ci mostra bellezze e particolarità del territorio sardo che lui, tra l’altro, racconta divinamente facendotene innamorare attraverso semplici tweet.
In scia è nato un vero e proprio movimento di #hashtag che raccontano particolarità di varie regioni italiane attraverso differenti profili che li usano classificando in maniera ottimale tutto ciò che queste regioni posseggono e che hanno un elevato potenziale turistico.

Da #liguritudine quindi riesci a sapere degli stupendi tramonti liguri raccontati ad esempio da @bagniinvirginia
o dei tanti dolci siciliani proposti da @Mrita_p.
Particolare poi è il caso della Regione Campania dove per scegliere l’hashtag si è ricorsi addirittura ad una votazione online che ha sancito la vittoria di #campaniafelix – l’hashtag partecipato –  come definito da @svoltarock (raccontato in questo Storify).
Sono piccoli passi che contribuiscono a portare la nostra Italia fuori dai confini grazie alla rete, a Twitter e a tutti i suoi contributori perché non c’è modo migliore di promuovere il nostro territorio se non grazie a chi il territorio lo vive, lo conosce e magari lo ama.
Facciamo in modo che questi hashtag diventino 20 e promuovano la nostra bella Italia magari insieme coordinati da @Italiasocial?
Io ci proverei.

#MyPugliaExperience quando è l’hashtag che promuovere un territorio

La Puglia non è nuova ad ottime iniziative di marketing turistico basate su idee semplici e coinvolgenti. Un regione che negli ultimi anni ha esploso le sue presenze turistiche, grazie sopratutto ad una serie di iniziative molto efficaci unite ad un territorio unico e ad un’ottimale capacità di internazionalizzarsi attraverso l’uso combinato dei social network, di Twitter e dei suoi strumenti.
Conosciamo bene la forza dell’hashtag e le sua capacità di aggregare storie, argomentazioni e esperienze, e con il contest #MyPugliaExperience il settore Promozione della Regione Puglia ha mixato tutto ciò.
L’iniziativa pensata è estremamente semplice e già alla seconda edizione. Prendere 8 paesi (Italia, Austria, Belgio, Germania, Francia, Olanda, Regno Unito e Svizzera), tre itinerari pugliesi (arte cultura e tradizioni, mare, sport e natura, musica tra sacro e profano) e selezionare 24 ragazzi di diversa nazionalità per sguinzagliarli sul territorio a fare foto, video, scrivere e raccontare della loro esperienza a tutto il mondo, attraverso se stessi e i loro profili social.
La prima prova da superare era la votazione online. Gli aspiranti storyteller dovevano iscriversi al contest e farsi votare sul web.
La votazione è durata un mese su una piattaforma dedicata e ha fatto volare i “mi piace” sulla pagina Facebook di ViaggiareinPuglia; bisognava infatti arrivare tra i primi dieci facendosi votare dai propri amici e conoscenti, ma per farlo era necessario cliccare sul fatitico pollice blu rivolto verso l’alto della pagina di promozione turistica regionale.
I mi piace chiaramente sono aumentati con fan da più parti del mondo, e questo è stato già il primo vantaggio acquisito. Un vantaggio quasi gratuito, con target molto giovanile su cui puntare per le prossime campagne promozionali.
Ma il punto forte dell’iniziativa è proprio in questa settimana, dove la #MyPugliaExperience si svolgerà, essendo partita oggi. I ragazzi scelti durante questi giorni racconteranno della Puglia e ne mostreranno, molto probabilmente, aspetti che difficilmente si riescono a cogliere da cataloghi o brochure varie.
Innescheranno la forza dell’hashtag ufficiale scelto, #MyPugliaexperience appunto, e attraverso le loro avventure vedremo tutte le bellezze pugliesi in bella mostra sui social network, oltre che nella sezione “instadiares” del portale (qui https://mypugliaexperience.eu/#).
Il tutto seguendo non solo i canali dei ragazzi, ma sopratutto quelli ufficiali di www.viaggiareinpuglia.it.
Sapremo a breve quanta forza c’è dietro all’hashtag e allo storytelling che ne seguirà, ma l’operazione è già ora un successo.

Twitter testerà la forza di questa iniziativa, vedremo quest’hashtag in tendenza? Credo di si.

Twitter e i musei. Il binomio che funziona


Il settore dei beni culturali e soprattutto dei musei non ha mai amato particolarmente le macchine fotografiche né tantomeno, ad oggi, i social network e tutti i “mezzi di invasione di massa digitali”.

La paura del plagio, la necessità di riservatezza e di tutelare le opere hanno sempre avuto la meglio sulle strategie di marketing online e sulla diffusione della cultura libera tra i comuni mortali.
Ma sembra che Twitter stia modificando questa visione e che molti Musei (e forse molti dei loro direttori) inizino a comprendere le enormi potenzialità del mezzo, principalmente quelle strutture molto piccole.
L’hashtag non sembra più un mostro e differenti iniziative stanno permettendo all’arte e alla cultura di farsi conoscere e di diffondersi, di divulgare le opere presenti all’interno dei nostri musei.
Il coinvolgimento del pubblico nella promozione e la diffusione di sempre più numerosi eventi e iniziative legate a Twitter e agli altri social network stanno creando nuove opportunità in questo mondo che sembrava di cristallo, avvolto in una tela di protezione rispetto a queste metodologie di coinvolgimento del pubblico.
La prima iniziativa, ideata da Fabrizio Todisco, ha pensato bene di aprire il mondo della cultura in generale e di creare le famose “invasioni digitali” all’interno di tutti i musei che ne avessero aderito, con l’obiettivo di diffondere la cultura attraverso i social network.
Dal 24 aprile al 4 Maggio 2014, infatti, ben 406 strutture e luoghi sono stati invasi da utenti muniti di smartphone o altra diavoleria, che sotto l’hashtag #invasionidigitali hanno catapultato migliaia di opere d’arte, luoghi sconosciuti e pezzi da collezione nel mondo dei social. Hanno aperto il mondo dei musei e non solo a tutti, attraverso il contributo di tutti.
La seconda, invece, curata da Caterina Pisu e Ilenia Atzori, è un’iniziativa ad appuntamenti che prevede visite virtuali in 12 musei italiani affidate ai responsabili della comunicazione, a guide o altri appassionati del museo stesso.
Una modalità di utilizzo di Twitter volta non solo a promuovere i piccoli musei, ma soprattuto a permettere la visita, in modo facile ed alternativo, attraverso il semplice uso di un hashtag ad appuntamenti fissi settimanali. Foto, spiegazioni e curiosità, il tutto attraverso Twitter.
L’ultima, probabilmente la più curiosa, ha visto nascere all’improvviso una serie di profili Twitter legati alle più famose opere presenti nei nostri musei, dai Bronzi di Riace alla Venere di Milo che, a suon di tweet, battibeccano tra di loro tirando fuori anche una eccezionale personalità.
Molti hanno ipotizzato un’operazione di marketing del Mibact studiata ad hoc, che direi ha prodotto interessanti risultati.
Nel twittare queste opere, infatti, generano curiosità, aumentano i loro follower e di conseguenza si autopromuovono, attraverso tanta ironia e sarcasmo.
E’ evidente che qualcosa sta cambiando grazie a questo strumento e che i musei si stanno avvicinando a Twitter comprendendone le potenzialità e riuscendo, anche attraverso queste iniziative, a smuovere un mondo che è ancora troppo bloccato da un “protezionismo culturale” che deve essere sdoganato.
Twitter sta aprendo un mondo all’interno di queste strutture, modificando cultura ma soprattutto, mi auguro, la legislazione e le possibilità di fruizione. I mezzi ci sono e i risultati anche. Attendiamo e seguiamo gli eventi.

(La guida). Il turismo ai tempi di Facebook: come usarlo meglio


post-facebook-tre-oreUn argomento molto trattato è quello legato alla connessione tra il mondo del web e il turismo, che da anni alimenta discussioni anche grazie alle continue evoluzioni che ci presenta quotidianamente. In particolare può essere interessante individuare alcuni punti sulle modalità di utilizzo dello strumento di Facebook, nel quale spesso noto grossolani errori che influiscono sulla qualità delle azioni e dei risultati ottenuti. Perché Facebook è a tutti gli effetti uno strumento di marketing che va utilizzo e pensato in quanto tale, sopratutto nel turismo, dove l’85 percento degli utenti cerca informazioni online prima di partire.
Alla luce del fatto che le imprese e le destinazioni turistiche sono ormai presenti quasi in toto su questa piattaforma, è necessario però comprenderne alcune peculiarità e suggerire alcuni elementi fondamentali per utilizzarlo al meglio.
L’obiettivo. 
Azienda o destinazione che tu sia, perché sei su Facebook? Ovviamente la risposta potrebbe essere scontata: voglio più clienti. In realtà le motivazioni dovrebbero essere molto più ampie e soprattutto molto più articolate tra di loro perché i clienti arriveranno da soli.
In primo luogo la reputazione online: non essere presenti su Facebook direttamente non implica che non ci siate, i turisti parlano di voi comunque, perché loro ci sono. Dunque, superiamo le barriere e iscriviamoci per controllare direttamente la reputazione, non lasciando la propria immagine sul web in pasto alla rete, agendo con le opportune azioni correttive.
In secondo luogo non pensate che iscriversi basti a portare nuovi turisti. Facebook non è un luogo dove le persone vogliono essere stressati quotidianamente con le vostre offerte, ma è un luogo di svago e interazione. Bisogna agganciarli, studiarli e poi proporgli l’elemento giusto alle loro esigenze. L’obiettivo deve essere la vendita e la promozione, ma con metodi e tecniche che al cliente non devono sembrare invasive.
Infine pensate che il turista legga e viva Facebook come un luogo dove passa il tempo libero, cerca consenso, condivisione e collaborazione con gli altri utenti, quindi gestitevi come se foste uno di loro.
Turismo all’interno di Facebook: No al profilo, Si alla pagina.
Una pagina di insights

Una pagina di insights
Perché non bisogna costruire profili ma pagine? Semplicemente perché Facebook ha deciso che i profili sono per le persone e le pagine per le aziende, le destinazioni, i marchi e chiaramente ha predisposto degli strumenti differenti per ognuno di loro. In particolare le pagine permettono al turista di recensire e valutare con le famose “stelle” il marchio o l’azienda in questione, elementi che nel marketing del turismo sono fondamentali.  I turisti infatti nello scegliere una località o una struttura leggono in media 20 recensioni in quanto si fidano molto di più dell’opinione degli altri che della vostra (ovviamente). Se invece puntate su un profilo, le recensioni e le stelle non ci sono e saranno e sarete molto “autoreferenziali”. Al turista le falsità non piacciono, credono a chi ci è stato in quel posto, non a voi.
Inoltre, tra gli strumenti presenti nella pagina ci sono i famosi insights, ovvero strumenti gratuiti che permettono di analizzare tutto ciò che succede sulla pagina conteggiando esattamente portata, mi piace, condivisioni ecc. L’utente in tal modo può essere targhettizzato per età, sesso, provenienza, lingua e di conseguenza possono essere attuate tutte le strategie che il marketing ci  insegna. Con il profilo tutto ciò non è possibile. Quindi in termini di marketing, meglio la pagina, fornisce tanti strumenti che il profilo non ha. Tra l’altro, si vocifera nell’ambiente che Facebook “punirà” le aziende e i marchi che usano il profilo con la cancellazione (o altro) e la conseguente perdita di tutti i dati immessi sulla Timeline (foto, post, eventi).
Il post.
Ma come si scrive su Facebook di turismo? Io amo darmi tre regole:
  1. La promozione ogni 3 post. Il messaggio di promozione va messo sempre dopo 2/3 post che parlano di altro.
  2. Breve e no link! Le persone non leggono i post lunghissimi. Meglio una frase breve collegata ad un link che porta ad un sito, cancellando l’odioso link e lasciando solo il collegamento.
  3. Spontaneità e originalità legata all’informazione che vogliamo dare. L’utente deve sapere ma non deve annoiarsi, deve condividere.
Usiamo le foto.
L’utilizzo delle foto è l’elemento cruciale. Il turismo è emozione e come tale dobbiamo riuscire a trasmetterla, senza l’emozione il turista non acquista e non sceglie. Inoltre nel web l’immediatezza del messaggio rappresenta l’elemento essenziale sul quale puntare e l’unico strumento capace di soddisfare tale requisito sono le immagini. In pochi click dobbiamo cogliere l’interesse dell’utente, portarlo sul sito aziendale e farlo prenotare, quindi usare immagini di qualità, vere e grandi, che colpiscono l’animo e le sensazioni dell’utente.
La qualità e la sincerità.
Non diciamo bugie e non rappresentiamo la realtà per quella che non è. Se trasmettiamo un’immagine di un luogo non veritiera creiamo delle aspettative di un certo tipo che se poi non sono soddisfatte creano l’effetto contrario a quello desiderato.
Se un servizio non esiste non promuoviamolo, forniamo informazioni esatte e veritiere, ammettiamo gli errori e comunichiamo le soluzioni ad eventuali critiche che si sono state rivolte.
Forniamo informazioni utili sul territorio e “sembriamo umani”.
Non abbiate paura del numero di “Mi piace”.
facebook-mi-piace-likes-personalizzabiliIn numero di mi piace sulla vostra pagina è solo un numero. Se non è altissimo non è un problema, anche se l’obiettivo è farlo crescere non lo fate invitando gli amici e i parenti, o i vostri compaesani. Pensate che verranno mai a dormire nel vostro hotel? Piuttosto cerchiamo di ricercare tra i nostri sostenitori quelli più influenti e coinvolgiamoli nelle nostre attività perché una condivisione di un contenuto è molto più potente di un nuovo “mi piace”. Esso serve a raggiungere la cerchia delle amicizie di quell’utente che probabilmente si fiderà di lui e chiederà della vostra azienda, struttura, o della vostra destinazione.
Facebook non è un gioco, è molto meglio di una campagna di cartellonistica, se usata con metodo, e vi permette anche di misurare esattamente quante persone raggiungiamo, valutare l’impatto del vostro messaggio e anche migliorare i vostri servizi, se impariamo ad ascoltare chi usa i nostri luoghi.

Google Plus – questo sconosciuto così importante per il turismo.

Google Plus, un social network sconosciuto ai più (sopratutto tra gli operatori turistici), tanto uguale e tanto diverso da Facebook, che sembrava non essere alla stessa altezza dei tantissimi prodotti di Google.
Sembrava un prodotto di serie B, destinato a spegnersi, ma si sta evolvendo e sta acquisendo potenziale.


Un potenziale fatto di tasti G+, cerchie, recensioni, foto di alta qualità, tutti divenuti fondamentali sopratutto nel turismo, un settore che dal mondo di internet ha subito i principali stravolgimenti. 
In questo settore funzioni come il nuovo motore di ricerca Google Hotel Finder, le opzioni di Google Local Carousel, e sopratutto le recensioni degli utenti stanno diventando indispensabili. 


Esserci su Google Plus significa esserci nel maggior motore di ricerca al mondo. 

La questione infatti è estremamente semplice: se foste voi in Google chi preferireste tra una pagina Facebook e una pagina Google plus? Io la seconda, e vi assicuro che è così, Google preferisce Google. 
E’ dunque ovvio che per essere meglio indicizzati (ovvero per avere una migliore posizione nei risultati del motore di ricerca) bisogna avere almeno una pagina su Google Plus. 
E’ una grande possibilità offerte alle piccole, medie o grandi imprese, che deve però essere saputa sfruttare, sopratutto per le imprese turistiche. 
In questo senso una grande influenza la danno le recensioni su Google, anche se per ora Tripadvisor è ancora il principale punto di riferimento. 
Google però ci sta provando e sta introducendo strumenti che sostituiranno Tripadvisor e anche Booking.com. 


I segnali ci dicono che bisogna investire su Google Plus e i risultati del lavoro di oggi ci vedrà precursori in futuro. Un lavoro certosino fatto di info, contatti, foto, cerchie, targhettizzando i clienti, ma è soprattutto spingendo sulle recensioni che avremo il nostro “plus”.
 La recensione è solo il punto di partenza di una catena che coinvolge tutte le cerchie di chi l’ha scritta. Raggiunge gli amici e le cerchie che hanno gli stessi gusti. Permette di avere un vantaggio su chiunque cerca informazioni rispetto all’oggetto della ricerca.

Proprio Google Hotel Finder (lo strumento che permette di ricercare gli hotel su google) mette ai primi posti le strutture alberghiere che hanno recensioni con un punteggio più alto. 

Le cose stanno cambiando anche per questo sconosciuto. Occhio.