Quel Centro Fieristico, centro di innovazione per un indotto turistico?

Quella dell’utilizzo per i prossimi anni del completato e inutilizzato Centro Fieristico di Caposele è un dilemma e un problema che andrebbe presto risolto, prima di vederlo decadere e morire tra le sue macerie all’ingresso di un paese che vuole definirsi turistico.

In merito, la nostra proposta è molto chiara e attuabile a brevissimo termine.
Una struttura di questo tipo è un potenziale enorme che può essere destinata alla realizzazione di un sogno e al rilancio dell’economia, delle ambizioni e delle opportunità di un’intero territorio: la Valle del Sele.
Siamo, infatti, da sempre convinti che bisogna creare le condizioni affinchè i nostri ragazzi facciano economia e lavoro esprimendo le loro potenzialità e capacità possibilmente all’interno del loro territorio.
Ora l’opportunità è a portata di mano, i soldi anche, non nascondiamoci dietro a un dito.
Noi immaginiamo quel centro vivo quotidianamente, pieno di professionisti, aspiranti imprenditori (o start-uppari), medici, avvocati, farmacisti, notai, ecc. che usufruiscono di una serie di servizi al suo interno:
  • Programmi di formazione, workshop tematici, attività di accellerazione d’impresa;
  • Fornitura di informazioni continue sui numeri programmi di finanziamenti e call per start-up presenti;
  • Consulenza in materia legale, economica, del lavoro; 
  • Internet;
  • Sala congressi;
  • Coworking;
  • Area relax;
  • Cucina;
  • Area notte;
  • Spazi destinati alle start-up per i primi anni di attività.
Un luogo dove si possa respirare la speranza, la novità, l’eccellenza dell’Alta Valle del Sele.
La struttura in tal modo diverrebbe in poco tempo l’hub dell’innovazione dell’Alta Valle del Sele sopratutto nei settori del turismo, dell’artigianato e dell’agricoltura, la “Città della Scienza della Valle del Sele”, per essere chiari.
Ci immaginiamo quel centro punto di incontro di giovani menti, polo per le università e la ricerca, fonte di ispirazione per coloro che credono di potercela fare anche in Irpinia. 
Ci immaginiamo un’eccellenza tecnologica, di innovazione, che crei novità e che attragga menti e giovani da più parti fornendo continue opportunità.
Come?
Il centro possiede vari scompartimenti e una grande sala congressi, dove è facile immaginare i primi spazi da destinare (per i primi anni di attività) alle neonate start-up la seconda luogo di confronto e incontro tra idee.
Si potrebbe partire subito perchè il sistema si reggerebbe economicamente concedendo in affitto spazi di lavoro, la sala congressi a grandi tour operator del congressuale e fornendo una serie di servizi collaterali (dalla ristorazione al trasporto, fino a servizi premium) oltre che con finanziamenti pubblici ad hoc sul tema.
Proprio in tal senso l’occasione è ghiotta: attualmente infatti è aperta una call (bando) in Regione Campania che permette ai Comuni di avviare programmi di accellerazione di impresa e che permetterebbe di fare il primo passo per arrivare a costruire questo progetto.
La scadenza è brevissima: 6 maggio 2016 per candidarsi, 24 maggio 2016 per chiudere il progetto.
Il programma prevede una cosa bellissima che in 3 steps permette di avviare e finanziare 5 start-up.
Viene finanziato:
– Il primo step che è legato alle attività di scouting finalizzati allo stimolo del territorio per la produzione di idee di business innovative con 12.000 euro;
In tal modo si potrebbe promuovere l’iniziativa e lanciare la call per gli apriranti imprenditori.
– Il secondo step è volto a finanziare programmi di idea generation finalizzati alla strutturazione delle idee di business ed al completamento del team dei founder attraverso attività di coaching e mentoring, l’organizzazione di laboratori creativi, l’erogazione di servizi di affiancamento e tutoraggio e servizi logistici con postazioni attrezzate messe a disposizione degli aspiranti imprenditori, con 24.000 euro;
– Il terzo step programmi di business acceleration indirizzati ad aspiranti imprenditori che avranno l’opportunità di strutturare il loro progetto d’impresa e presentarlo a potenziali partner finanziari e/o tecnologici, con 50.000 euro.
Il tutto da far partire subito e chiudere entro il 31 ottobre 2016.
Non manca  nulla e le condizioni per partire con un progetto così ambizioso che punti in alto davvero ci sono tutte:
  • Struttura a disposizione;
  • Bando e finanziamenti disponibili;
  • Capacità ricettiva e ristorativa;
  • Competenze sul territorio;
  • Forte spinta all’innovazione dell’area. 
Gli effetti sulla comunità sarebbero importanti:
  • Aumento delle presenze turistiche
  • Aumento dell’occupazione
  • Sviluppo delle potenzialtà del territorio
  • Utilizzo di una struttura abbandonata
  • Elevazione delle eccellenze dell’Alta Valle del Sele
  • Aumento del grado di innovatività dell’area.
E allora perchè no, perchè non andare verso il futuro? Oppure vogliamo aspettare le prossime elezioni?
Anche io sono qui, a disposizione. 

Questa Bruxelles, centro dell’Europa e di tutto.

Non è che non voglia più scrivere di viaggi, ma questa volta Bruxelles è stata fantastica ed è proprio l’occasione giusta per riprendere questa rubrica e questo progetto, anche se il tempo a disposizione è sempre meno, e i viaggi sempre più. Dall’Europa all’Irpinia andata e ritorno, questo è il filo conduttore di questa sezione che allora voglio riprendere ripartendo dall’Europa e dalla sua capitale: Bruxelles.


Poi le Pigeon, casa dei pittori abitata da Victor Hugo, La Luove, le Cornet, le Renard, edifici in circolo tutt’intorno alla piazza. Bisogna solo scegliere. Bruxelles infatti è una piccola e “pericolosa” scatola di cioccolatini nel vero senso della parola. La cioccolata, la birra belga, le cozze e le istituzioni europee i gusti da provare. Dopo la piazza che hai trovato facilmente diventa inevitabile cercare un bimbo, quello che hai visto in molte bacheche delle case dei tuoi parenti, simbolo indiscusso della città: il Manneken Pis. Tutti pensano sia una statua al centro di una piazza da trovare in un secondo, ed invece la sua ricerca sarà una vera e propria caccia al tesoro. Per trovarlo perciò ti servirà un po ‘di fortuna, quindi conviene strofinare la mano sulla statua di Everard ‘t Sercleaes, si dice porti fortuna sotto i portali, in un vicolo della Grand Place in cui ti infilerai.

Questa è la capitale di tutti noi, tutti noi dovremmo visitarla un po’ come La Mecca europea, non degli euro-scettici però. Qui l’Europa la respiri per davvero non solo perché il clima è tutti i giorni quello di una città che ruota intorno alla bandiera blu a 12 stelle, ma sopratutto perché qui ci trovi tutti i 28 paesi che compongono questa Comunità. In strada, mentre passeggi verso il centro ti rendi conto di esserti catapultato nel mondo della diversità unita che si mischia con lo stupore che la città ti trasmette. Arrivato non puoi perderti, la Grand Place è al centro, ti aiuta ed essere trovata.
Dall’alto dei sui 90 metri San Michele che uccide il drago ti guida come una stella cometa, ed è la prima cosa che vuoi vedere, inspiegabilmente e velocemente, con le tue gambe che vanno li da sole. E quando ci arrivi non puoi che notare le bocche aperte dei turisti e gli occhi sbarrati dietro le macchinette fotografiche di chi c’è, nella piazza più bella d’Europa probabilmente: la Grand Place.
La piazza è un insieme di edifici incantevoli che a ruotar intorno per vederli gira la testa, noti subito il palazzo principale asimmetrico con la torre centrale che in realtà non è al centro, con il lato sinistro del palazzo più lungo di quello destro, risultato del lavoro di un architetto che poi ha fatto una brutta fine, ma che oggi è ricordato per questo anche se il nome è sconosciuto. I colori che ti girano nelle orbite degli occhi quando sei al centro della piazza ti gireranno per un bel po’ nella mente, provando a convincerti che quando sarai a casa non potrai più cancellare quelle immagini dal tuo cervello.
parlamentarium
Dopo svariate richieste di aiuto, tra mappe, domande e tabelle, lo troverai in un angolo, sorridente a sbeffeggiarti con il suo sorriso sarcastico, lì dove lo hanno trovato a fare la pipì durante un’incendio che colpì la città qualche anno fa. E se sarai resterai enormemente deluso.
Ma Bruxelles è sorprese in continuazione, sorprese di sapori che le migliaia di birre nascoste nei pub ti possono riservare tra quattro mura tappezzate di sottobicchieri o vassoi, quelle dei migliaia di gusti che puoi trovare nelle cioccolaterie, ma sopratutto sorprese dagli incontri ai banconi che puoi fare in ogni istante con qualsiasi tipologia di nazionalità, spesso lavoratori negli uffici parlamentari. Bruxelles è infatti l’Europa in ogni senso. Quindi non si può non passare per la città europea dove puoi vivere e vedere tutto sulle istituzioni blu.
Una vera e propria città istituzionale dove gente in cravatta discute in tante lingue diverse, dove anche l’aria che respiri sembra voglia dirti che in queste sedi si sta costruendo qualcosa di grande per il nostro continente, che sta garantendo da decenni pace e prosperità ad un territorio martoriato dalla guerre nella storia. Il Parlamento Europeo è facilmente accessibile, tutte le bandiere infilate in ordine alfabetico in lingua madre di ogni paese un’emozione da fotografia. Il Parlamentarium poi, un museo altamente interattivo che ci racconta come siamo arrivati ad oggi a mettere insieme 28 paesi diversi. Qui potresti facilmente perderti tra i curriculum dei parlamentari e tra i migliaia di video che raccontano questo straordinario processo, immerso in un blu che sembra darti alla testa, in una trasparenze che noi italiani dovremmo apprendere.
Ma Bruxelles è sopratutto l’idea di un mondo che è possibile, un sogno che ognuno deve avere, nel nome di un progetto, pensato da Schuman che io in particolare non smetterò mai di amare. Come ogni buon visitatore di Bruxelles non potrà fare dopo averla vista.
Decisamente destinazione EST EST EST.

Le “Invasioni Digitali” dei musei italiani. Partecipa anche Caposele

pubblicato su iohounsogno Blog

Il Museo di Leonardo a Caposele

Il Museo di Leonardo a Caposele
Un concetto semplice e geniale sta alla base del progetto “Invasioni Digitali” promosso da Fabrizio Todisco dallo scorso anno: quello della condivisione e dell’uso combinato dei social network all’intero del sistema turismo, ed in particolare dei Musei.
Quanto spesso nei Musei infatti troviamo il divieto di fotografare e condividere quell’esperienza? Quante volte vi hanno detto che non si può usare il flash? Quanto vi siete annoiati perché non vi sentivate coinvolti? Perché non poter condividere sul proprio profilo Facebook la foto con la Gioconda? Domande a cui Invasioni Digitali ha deciso di dare risposta.
Il progetto mira a superare quest’insieme di barriere che oggi il mondo museale propone volendo puntare sulla diffusione del patrimonio artistico e culturale attraverso il semplice uso dei social network e della spinta dei visitatori a scattare e condividere.
Fare leva su uno degli elementi principali che è presente in tutte le vacanze di ognuno di noi: quello del condividere le emozioni del proprio tempo libero con gli altri attraverso i social network. Un’intuizione geniale che ha portato in due anni l’iniziativa a diventare di carattere mondiale.
Aprire le porte dei musei ai visitatori digitali può essere, secondo il progetto, la chiave per accrescere la cultura, coinvolgere il visitatore e fruire in modo completo di tutte le potenzialità dell’immenso patrimonio culturale italiano e non.
10269402_10202942478797359_4273259720105891728_nSmuovere le coscienze istituzionali verso una maggiore condivisione del patrimonio italiano, una maggiore apertura dei Musei al mondo digitale, questi tra gli obiettivi del manifesto.
Il successo delle iniziative è assicurato, le 406 invasioni programmate in questi giorni (24 Aprile – 4 Maggio) su tutto il territorio nazionale ne sono la prova. Sicuramente Caposele, che ha deciso di aderire a questo progetto all’interno del Museo delle Macchine di Leonardo domani 1 Maggio, con l’invasione programmata per le ore 10.00, ne trarrà i relativi vantaggi.
Un’occasione da sfruttare per promuovere il nostro patrimonio comunale in maniera assolutamente gratuita su una vetrina che ha respiro internazionale.
Partecipare è semplice: uno smartphone, un profilo Facebook, Twitter, Google Plus, Pinterest, Instagram o altro, voglia di fotografare e condividere insieme con l’hashtag #invasionidigitali su tutti i social network.  Tutto poi sarà visibile qui, oppure qui.

A.A.A. Atene cercasi

pubblicato su Selacapo.net

Una rubrica che si rispetti continua con la sua logica a intrattenere il lettore sulla tematica, ora tocca quindi ritornare all’Europa, volare ad Atene, culla della civiltà greca che fu’.
Atene infatti è una città storica sempre attuale, alla ricerca di particolarità, coinvolgente, tutta da “mangiare”. Cerchi e ti aspetti tutto questo quando ti decidi ad assaporare questa città. Magari voli dal fresco delle tue terre e appena atterri cerchi e non trovi quello che invece ti aspetti. La prima cosa che noti è il caldo che vorresti ci fosse, ma avere 40 gradi e non sentirlo questo caldo è la prima cosa che non trovi. Troppo secco il clima.

Atene ti avvolge quindi tra la sua storia che subito ti si carica sulle spalle e ti porti in giro mentre l’Acropoli dall’alto ti osserva e ti guida sempre li, punto di riferimento.

Ѐ un continuo cercare e non trovare questa città, maree di turisti che risalgono questo monte bianco di marmo, che porta ad un magnifico patrimonio dell’UNESCO che la storia ci ha conservato, cerchi Atena, non la trovi. Colonne in continua ristrutturazione di avvolgono, ti senti il peso dei 5000 anni, qui dove nacque la civiltà, la democrazia.
Vedere dall’alto il bianco popolo greco dall’Acropoli, orgoglioso nell’esporre ovunque le proprie bandiere, ti rende consapevole di dover continuare a cercare tra le strade della città qualcosa.
Ma cosa? Tutte le particolarità di questa gente, il quartieri affollati di Monastiraki, di Plaka di cui tutti ti hanno parlato.
Cerchi e non trovi la cucina greca, quella tipica che puzza di buono. I locali turistici di questi quartieri non donano il giusto al turista che passa. La vera cucina, infatti, la trovi solo nelle bettole dei quartieri a nord della città, vicino al mercato generale dove l’inglese, che trovi poco qui, i greci nei ristoranti veri non sanno nemmeno dove sia e ti tocca scegliere la tua pietanza indicandola nelle pentole con le dita. La pita, i souvlaki e le insalate greche, li devi quindi cercare nei buchi più neri di questa città.
Continui quindi a cercare tutte le particolarità e noti che il giallo è un colore che piace, i taxi infatti ricoprono tutto, pronti a guidare per te nei luoghi dove la metro potrebbe lo stesso portarti, efficiente e comoda. Quando ti accorgi che ciò che devi cercare davvero è sempre intorno a te è troppo tardi, basta infatti girarsi in ogni angolo e vedere un pezzo di storia che l’uomo qui ha lasciato.
La strada più bella che però Atena protegge è quella della cultura della città, lontano dal suo tempio che sull’Acropoli è rimasto, su via Venizelou.

L’Università e la Biblioteca più millenarie del mondo sono qui, una vicino all’altra, protette da Atena e Poseidone posti su colonne sicuri di se a rassicurasi l’uno con l’altro mentre i turisti dal basso li ammirano.

Ci sono poi dei quartieri che trovi e non cerchi che invece possono rivelarsi affascinanti. Exarchia ad esempio è l’anarchia in vita, colori e profumi ti colpiscono e trovi un mondo che difficilmente in altre città puoi vedere. Qui spesso ti sconsigliano di andare, ma invece è curioso sapere che ne vale la pena almeno di passare una volta, se la parte viva del popolo ateniese ti va di conoscere.
La modernità che si scontra con l’antichità mal conservata infine è riassunta in via Ermou, fiorente via colorata di marchi, con l’Acropoli che costantemente ti fissa distratta dal lusso e schifata di quanto la cultura prodotta in questi luoghi si sia trasformata nel tempo in consumismo sfrenato.
Atene è così, un po’ greca e un po’ moderna, confusa e indecisa tra oriente e occidente. Da cercare e trovare, da amare o odiare.

Sull’orlo del precipizio alle Isole Aran (Irlanda)

pubblicato su Selacapo.net

Località che non immaginate toccano le punte più incredibili del mondo, irraggiungibili e “toste”, vere situazioni che ti rendono felice di vivere su questa terra ed, in questo caso, in Europa.

Luoghi impegnativi per essere raggiunti ma che ti rendono soddisfatto dopo la fatica sostenuta per essere li, che ti fanno scoprire l’allocentric tourist(definizione di S. Plog: coloro che cercando un’esperienza unica, avventurosa e in luoghi non standardizzati) che c’è in noi.
Ruolo di Selatravel è anche quello di rendervi consapevoli che il viaggio è un’emozione da vivere ogni istante, fatta di unicità dei luoghi, ma soprattutto di unicità di sensazioni che ogni nuova destinazione crea all’interno di ognuno di noi, differenti, interne e solo nostre.
Rendere consapevoli i nostri lettori di questo è uno degli obiettivi che ci poniamo. Andiamo quindi, proprio per questo, in uno dei luoghi più incredibili della terra: Le Isole Aran… in Irlanda, in Europa.
Il salto è importante, l’emozione anche! Da Bisaccia, terra Irpina dell’ultimo appuntamento, a Galway nell’Irlanda dell’ovest, di fronte alle antisonanti Americhe.
Due terre lontane con un elemento in comune: la maestosità e la supremazia della natura sull’uomo che devasta l’animo dell’osservatore.
Queste isole inizi a immaginarle fin da Dublino in corriera fino a Galway: tre ore di paesaggi scenografici disegnati dalla pioggia che rende verde ogni cosa. Durante il viaggio le Aran le senti che ti chiamano: “Da noi puoi rinascere, crescere e scoprire qualcosa di nuovo, ascoltaci dentro.”

Il lavoro delle voci delle nostre emozioni cresce proprio a Galway, ridente località che ti offre il viaggio ai confini dell’Europa nordica, fin nel regno delle cliffs tra traghetto e bicicletta. Alle Aran, da Galway, ci sbarchi dopo 60 minuti di Atlantico con l’idea di ritrovarti in mezzo all’oceano e scoprire poi che in fondo davvero è così.

Il regno delle cliffs, presto Patrimonio dell’Unesco, è fatto di tre isolotti che devi girare in bici, dove l’ebbrezza del paesaggio e del vento atlantico che profuma di sogno emozionano anche le pietre grigie presenti.
Un pezzo di vera Irlanda è qui, avventura allo stato puro, sprezzo del pericolo sulle due ruote e un forte senso di libertà che coinvolge anche il più scettico dei viaggiatori. Il paesaggio del regno delle cliffs è inumano, la bici ti permette di vedere ogni piccolo particolare di questo pezzo d’Irlanda che riassume tutte le caratteristiche di questa terra fantastica per la sua naturalezza. Ci trovi le sheep che dominano i terreni, ma anche la cara immagine stereotipata del vecchio irlandese se sorseggia il suo buon whisky mattutino.
I tuoi primi km in bici, magari in jeans e maglietta (perché non ti aspetti che dovrai pedalare) ti fa pensare di aver sbagliato vacanza, ma è a quel punto che risenti le Aran parlarti: “Fidati di noi!”.

I secondi km cominciano a divertirti, i terzi ti fanno crescere la voglia di arrivare alle scogliere più folli della Terra, sull’orlo dell’Europa.

Le dune modellano continuamente il paesaggio e i tipici muretti (a destra nella foto)che delimitano le stradine costruiscono il resto. Intanto, cresce sempre più la voglia cliffs: la segnaletica ti stimola, il nulla ti incuriosisce, il vento ti spinge, il profumo della scoperta ti ha preso dentro. Ad un certo punto le Aran ti prendendo in giro dicendoti: “ Ti fidi ancora di noi? Pensaci: ma che ci fai qui, per vedere un po’ di pietre e di verde? Pedalare per km e prendere freddo al vento del nord?”… ma il regno delle cliffs è un’aspettativa forte che oramai ti ha condannato a non ascoltare le burlesche voci che senti.
Gli ultimi metri sono a piedi, sono pochi, e qui le voci delle Aran riappaiono: “Ci siamo divertiti, vedrai che non ti deludiamo”, ti dicono. Alzi lo sguardo e all’improvviso la risposta alle tue aspettative è davanti ai tuoi occhi: un immenso regno dominato dall’oceano fatto di scogliere alte fino a 200 metri a picco sullo specchio d’acqua di fronte a te. L’aspettativa è pienamente soddisfatta e l’immaginazione, sull’orlo del precipizio europeo, prova a vedere la statua della libertà dall’altra parte, simbolo del sogno americano.
A quel punto senti le Aran che ti sussurrano: “Ora comprendi perché sei venuto fin qui…. Vivimi intensamente e ricordaci quando avrai bisogno di estranearti dal mondo, perché sappi che quando ti senti sull’orlo del precipizio nella vita, dall’altro lato c’è sempre un sogno che potresti raggiungere…”

Un solo est… per Bucarest

pubblicato su Selacapo.net

I nostri balzi continuano in un’Europa che sembra essere così lontana, ma che a volte ti ritrovi dietro l’angolo del tuo divano…

E’ anche così che nasce l’idea di un viaggio: mentre guardi la tv, magari sgranocchiando noccioline, giri lo sguardo e la nuova destinazione è davanti ai tuoi occhi, come per magia… tra le pagine di una storia scritta nei libri della tua enciclopedia… e ti capita magari di trovare Transilvania e la storia di Dracula e decidi che è li che devi andare.

E’ così che scopriamo la Romania… è così che scopriamo Bucarest, come un libro chiuso tutto da leggere provando a succhiare la linfa vitale del sangue della città.
Un libro che ovviamente inizia dall’indice. Un indice che sottolinea la parola mistero: mistero della storia, del socialismo e dei casermoni, delle strada larghe e dei castelli, il mistero insito nella grande voglia di modernità della gente.
Qui si assaggia l’Europa che corre! L’Europa delle opportunità!
Nel primo capitolo ci trovi la voglia di scoprire una terra diversa, avvolta nell’alone di rosso che caratterizza la sua storia, e scopri immediatamente che è così: la città è dell’est, fatta di sprazzi di modernità rinchiusa in dormitori altissimi, strade immense e spazi ampi, vecchi filobus di produzione sovietica, il tutto uniforme.
Nel secondo capitolo inizi a comprendere il peso che questa gente si porta dietro, di un passato che è alle spalle e che si ritrova tutto nel Palazzo del Parlamento, costruzione assurda che sovrasta questa città (il secondo palazzo più grande del mondo dopo il Pentagono!) che vuole volare in Europa. Ci trovi però, anche la voglia di guardare al futuro, magari in un parco dedicato ai padri fondatori dell’Unione, con immense teste anche di nostri connazionali illustri…
Respiri la felicità e la gratitudine di questo popolo per l’opportunità concessagli.
Nel terzo capitolo inizi a pensare “ma perché sono venuto qui?”. Una città cantiere che i fondi comunitari stanno trasformando un una città moderna che pian piano vuol cambiare colore passando dal rosso al blu europeo.
Quindi prendi un’auto e torni al primo capitolo, alla voglia di scoprire una terra diversa, soprattutto la terra del Conte.
Ma questo Conte poi, era davvero assetato di sangue? Si lo era… impalizzava i prigionieri barbaramente facendoli morire dissanguati. La Transilvania ti impressiona appena ci pensi.
Ti accorgi però che quel Conte assetato di sangue ha fatto la fortuna di queste terre nebbiose, fredde e dove la cioccolata calda ha un sapore 200 volte migliore rispetto al sud Europa.
Nella terra dei castelli ti vendono un castello per casa del Conte, dove il Conte non ha mai messo piede, come un parco giochi: una Draculand. La vera tomba del Conte è in un altro luogo, in un monastero a Snagov (distante 156 km), raggiungibile solo attraversando un lago in una barchetta di legno affittata dai pescatori del luogo…. E dove solo i turisti sprezzanti del pericolo osano.
Molti preferiscono Draculand…
Il Conte però era un eroe nazionale che veniva chiamato Dracul (cioè diavolo) per l’ordine dei cavalieri a cui apparteneva, e oggi, per colpa di uno scrittore irlandese è famoso per tutt’altro.
Il mistero è anche questo… fatto di leggende e storie che mettono i brividi.
Nell’ultimo capitolo il tuo viaggio si infittisce ancor di più di mistero nella notti di Bucarest, dove nei locali la mattina non arriva e il portafoglio sembra non svuotarsi mai…
Dopotutto, se Dracula bazzicava questi luoghi un buon motivo ci sarà!

Praga: destinazione est est est….

pubblicato su Selacapo.net

Viaggiare… chi non vuole farlo! Con la fantasia e con l’aiuto del web oggi si può, e noi contribuiremo utilizzando parole con l’obiettivo di stuzzicare il lettore su varie destinazioni proposte da questa rubrica.
Il tutto muovendoci fra l’Europa e l’Irpinia alla ricerca di qualcosa che ci possa unire alla bandiera blu/stelle europea. Soprattutto vorremmo esaltare e stimolare tutti ad esplorare un mondo vicino o lontano che sia: esso ci aspetta.
L’obiettivo è di spingere a vedere luoghi che sono diversi dalla propria realtà, smuovendo il nostro elemento inconscio del viaggiare al fine di stimolarlo, per vedere diversamente la realtà che ci circonda. La visione del locale è meglio comprensibile se viene confrontata con realtà diverse.
E con questo spirito si “affronta” anche l’est.
Est, est, est…da evitare! Destinazioni fredde, nebbiose, burrascose, comunismo… un orco turistico! Dove il tempo si è fermato agli anni 70, ma dove corre più che mai.
Praga: città dell’est, quindi città da evitare….? Ma strapiena di turisti e definita “la città dell’oro”, perché?
Descriverla? Nulla di più semplice anacronisticamente:
PR… appunto città strapiena di PR, con una vita notturna da brivido…
P, ancora? Si, precisa… nulla è messo lì per caso, è la città artisticamente perfetta e a misura di turista… tutto è per l’occidentale medio, non avrete problemi.
P….. tante P… come i ponti che la caratterizzano, il Ponte Carlo su tutti, maestoso sul fiume che sovrasta…. Con tutte le facce delle sue statue che ti scrutano.
P, sempre P! Come Pub…. Elemento indispensabile di questa città… L’U Fleku il più antico della città, ad esempio, dove i camerieri ti porgono il bicchiere di birra appena ti siedi senza chiedertelo, e te lo sostituiscono pieno senza dirti nulla nel momento in cui lo hai svuotato, pensate cosa succede lì!
R, si….!!! Ragazze… e ragazzi di tutte le nazionalità, che vivono la città a qualsiasi ora del giorno e della notte, una città che dorme lo stretto necessario.
A come assenzio…. Il Bevitore di Assenzio… Il quadro! Quello di Manet…. Beh si trova a Praga e lo potete toccare… Cosa pensavate? Vi sedete al bar, “Il caffé degli artisti” (o Caffé Slavia) e sorseggiate un bel bicchiere d’assenzio, provate per un attimo l’ebbrezza di sentire un po’ d’aria di creatività e spirito di cambiamento. Poi uscite fuori e ammirate la casa danzante di fronte, esiste davvero e si capisce anche perché la chiamano così… Fantasie da assenzio probabilmente… o no?
G… di guglie… la città delle guglie, il più alto numero presente rispetto a qualsiasi altra città del mondo. Elemento che la rende la città delle fiabe, caratterizzata da un castello unico che probabilmente è uscito da un libro….
Volete conoscere anche l’ultima A? Ebbene: ammirevolmente bella… perché sapete, ha anche qualche attrazione turistica… a partire dall’Orologio Astronomico e la Torre del Municipio, passando per la Chiesa di Tyn (orgoglio dei cechi) in piazza Stanomestri, il monumento a Venceslao con la omonima piazza, fino al Quartiere Ebraico. Ma per questo potete consultare una guida…
In realtà però, mentre passeggi tra i vicoli e le strade pensi che forse la città non esiste nella realtà, che forse stai dormendo, sognando, o che forse nel caffé degli artisti non ci dovevi entrare!