Quel Centro Fieristico, centro di innovazione per un indotto turistico?

Quella dell’utilizzo per i prossimi anni del completato e inutilizzato Centro Fieristico di Caposele è un dilemma e un problema che andrebbe presto risolto, prima di vederlo decadere e morire tra le sue macerie all’ingresso di un paese che vuole definirsi turistico.

In merito, la nostra proposta è molto chiara e attuabile a brevissimo termine.
Una struttura di questo tipo è un potenziale enorme che può essere destinata alla realizzazione di un sogno e al rilancio dell’economia, delle ambizioni e delle opportunità di un’intero territorio: la Valle del Sele.
Siamo, infatti, da sempre convinti che bisogna creare le condizioni affinchè i nostri ragazzi facciano economia e lavoro esprimendo le loro potenzialità e capacità possibilmente all’interno del loro territorio.
Ora l’opportunità è a portata di mano, i soldi anche, non nascondiamoci dietro a un dito.
Noi immaginiamo quel centro vivo quotidianamente, pieno di professionisti, aspiranti imprenditori (o start-uppari), medici, avvocati, farmacisti, notai, ecc. che usufruiscono di una serie di servizi al suo interno:
  • Programmi di formazione, workshop tematici, attività di accellerazione d’impresa;
  • Fornitura di informazioni continue sui numeri programmi di finanziamenti e call per start-up presenti;
  • Consulenza in materia legale, economica, del lavoro; 
  • Internet;
  • Sala congressi;
  • Coworking;
  • Area relax;
  • Cucina;
  • Area notte;
  • Spazi destinati alle start-up per i primi anni di attività.
Un luogo dove si possa respirare la speranza, la novità, l’eccellenza dell’Alta Valle del Sele.
La struttura in tal modo diverrebbe in poco tempo l’hub dell’innovazione dell’Alta Valle del Sele sopratutto nei settori del turismo, dell’artigianato e dell’agricoltura, la “Città della Scienza della Valle del Sele”, per essere chiari.
Ci immaginiamo quel centro punto di incontro di giovani menti, polo per le università e la ricerca, fonte di ispirazione per coloro che credono di potercela fare anche in Irpinia. 
Ci immaginiamo un’eccellenza tecnologica, di innovazione, che crei novità e che attragga menti e giovani da più parti fornendo continue opportunità.
Come?
Il centro possiede vari scompartimenti e una grande sala congressi, dove è facile immaginare i primi spazi da destinare (per i primi anni di attività) alle neonate start-up la seconda luogo di confronto e incontro tra idee.
Si potrebbe partire subito perchè il sistema si reggerebbe economicamente concedendo in affitto spazi di lavoro, la sala congressi a grandi tour operator del congressuale e fornendo una serie di servizi collaterali (dalla ristorazione al trasporto, fino a servizi premium) oltre che con finanziamenti pubblici ad hoc sul tema.
Proprio in tal senso l’occasione è ghiotta: attualmente infatti è aperta una call (bando) in Regione Campania che permette ai Comuni di avviare programmi di accellerazione di impresa e che permetterebbe di fare il primo passo per arrivare a costruire questo progetto.
La scadenza è brevissima: 6 maggio 2016 per candidarsi, 24 maggio 2016 per chiudere il progetto.
Il programma prevede una cosa bellissima che in 3 steps permette di avviare e finanziare 5 start-up.
Viene finanziato:
– Il primo step che è legato alle attività di scouting finalizzati allo stimolo del territorio per la produzione di idee di business innovative con 12.000 euro;
In tal modo si potrebbe promuovere l’iniziativa e lanciare la call per gli apriranti imprenditori.
– Il secondo step è volto a finanziare programmi di idea generation finalizzati alla strutturazione delle idee di business ed al completamento del team dei founder attraverso attività di coaching e mentoring, l’organizzazione di laboratori creativi, l’erogazione di servizi di affiancamento e tutoraggio e servizi logistici con postazioni attrezzate messe a disposizione degli aspiranti imprenditori, con 24.000 euro;
– Il terzo step programmi di business acceleration indirizzati ad aspiranti imprenditori che avranno l’opportunità di strutturare il loro progetto d’impresa e presentarlo a potenziali partner finanziari e/o tecnologici, con 50.000 euro.
Il tutto da far partire subito e chiudere entro il 31 ottobre 2016.
Non manca  nulla e le condizioni per partire con un progetto così ambizioso che punti in alto davvero ci sono tutte:
  • Struttura a disposizione;
  • Bando e finanziamenti disponibili;
  • Capacità ricettiva e ristorativa;
  • Competenze sul territorio;
  • Forte spinta all’innovazione dell’area. 
Gli effetti sulla comunità sarebbero importanti:
  • Aumento delle presenze turistiche
  • Aumento dell’occupazione
  • Sviluppo delle potenzialtà del territorio
  • Utilizzo di una struttura abbandonata
  • Elevazione delle eccellenze dell’Alta Valle del Sele
  • Aumento del grado di innovatività dell’area.
E allora perchè no, perchè non andare verso il futuro? Oppure vogliamo aspettare le prossime elezioni?
Anche io sono qui, a disposizione. 

Le (mie) ragioni del referendum oltre trivelle e tecnicismi, proiettate al futuro.

Le ragioni che vengono da più fronti a sostegno dell’andare a votare domenica sono varie e tutte probabilmente valide sia per il fronte del SI che per quello del NO.

Ma dietro alle classiche motivazioni del SI possono celarsi altre ragioni legate a temi di innovazione sociale, di cui nessuno parla.
Io, in particolare, ho le mie.
Come immagini il tuo mondo tra cinquanta anni?
Io lo immagino molto diverso da quello attuale, fondato sul concetto di condivisione della vita e delle attività quotidiane dove l’energia non deriva solo da una spina in un muro.
Lo immagino fatto di persone al centro che condividono e risparmiano messe in rete dagli strumenti che la tecnologia fornirà loro, dove non avremo più gli attuali sistemi di trasporto, l’attuale spreco di energie del pianeta e sopratutto gli idrocarburi.

Tra cinquanta anni ridurremo i consumi grazie alla condivisione degli spazi, dei mezzi di trasporto, del cibo, attraverso processi che ottimizzeranno le nostre vite riducendo l’energia necessaria a fare quello che oggi facciamo quotidianamente.

Ci saranno le finestre e i mattoni fotovoltaici, i droni per le consegne e spesso, basterà un pc collegato ad internet per lavorare, gli imballaggi del nostro cibo saranno riutilizzabili più spesso e l’acqua sarà una risorsa indispensabile che utilizzeremo anche per produrre energia.
Avremo la sesta rivoluzione nel settore edilizio che porterà ad abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico, le renderemo indipendenti da fattori esterni; non avremo più bisogno di spostarci così tanto e se lo faremo, condivideremo con gli altri l’energia necessaria per muoverci.
Questa è la società che vedo tra cinquanta anni.

Ma c’è anche la possibilità che tutto ciò non accada perché la società sceglierà di rimanere al palo, legata a logiche attuali che sono difficili da scardinare e che mantengono lo status delle cose legate al petrolio, all’inquinamento, alla proprietà privata estremizzata e, in genere, al consumismo che danneggia il pianeta.
Una società che non vorrà condividere e che continuerà a consumare pian piano se stessa e questa terra fin quando potrà, la sintesi delle non classiche motivazioni del NO.

La scelta di domenica è quindi per me molto diversa, è una scelta tra queste due vie, non una scelta legata alle dodici miglia o meno.
Quella di domenica non è una scelta tecnica, è una scelta di innovazione sociale, di visione futura di una società e della politica.
Quella di domenica è una scelta legata al futuro delle generazioni, alla trasformazione qualitativa delle loro vite oppure alla conservazione dell’attuale status finché madre natura permetterà.

TU dove vuoi che vada la società dal 18 Aprile in poi?
Vota SI se vuoi una società che pensi e si proietti al futuro, vota NO se vuoi che il futuro tardi ad arrivare.

Ecco come si fa, #Puglia365

La Puglia oggi inizia un percorso e pensa in grande, come dovrebbe fare ogni singola destinazione turistica che vuole definirsi tale e vorrebbe entrare di prepotenza nel futuro del turismo, programmando.
Questa Regione non è nuova a sperimentazioni e ad innovazioni nel campo del turismo e i risultati, da 10 anni a questa parte, si sono visti e sicuramente continueranno a vedersi se la strada continuerà ad essere questa.
La Puglia rappresenta la vera speranza e la vera buona prassi rispetto alla quale diciamo: si può fare.

E con la partenza di #Puglia365 questo territorio vuole continuare a dimostrare che il turismo è la strada giusta per il sud e che attraverso la “rete” e l’utilizzo ottimale dei fondi europei lo sviluppo è possibile.
A Bari si parla di futuro e del Piano Strategico del Turismo della Puglia 2016-2025 che però, non prevederà un relatore e dei soggetti passivi ad ascoltare, ma un processo di condivisione delle scelte e di co-decisione della strategie con un interno territorio.
Non ci saranno i soliti consulenti che tra 4 quattro mura si metteranno a redigere un piano, ma una serie di azioni che porteranno l’intera filiera turistica pugliese a scrivere, insieme, un progetto e il Piano Turistico dei prossimi 10 anni.
Parte un processo, con un ambizioso obiettivo, quello di condividere le strategia a lungo termine con il territorio volto a realizzare il turismo del futuro pugliese.

6 le aree tematiche su cui tutti gli operatori, in gruppo, lavoreranno: promozione, prodotto, infrastrutture, innovazione, formazione e accoglienza.

In tre mesi 18 incontri itineranti, 3 per ogni gruppo di lavoro, a partire da aprile fino a giugno volti a realizzare un’unica visione della Puglia che possa permettergli di destagionalizzare e di realizzare un Piano da presentare al MIbact entro luglio 2016.

La strategia del Piano sarà composta da azioni di marketing, reti di impresa, implementazione di trasporti pubblici efficienti e vedrà il coinvolgimento trasversale dei settori cultura, turismo, agricoltura, internazionalizzazione.
Aspettiamo i risultati, ne vediamo davvero delle splendide prospettive, sia di metodo che di speranze che questo modello possa essere d’aiuto e di linea guida per tutte le destinazioni turistiche.

Lo streaming dell’evento è su www.puglia365.it, l’hashtag ufficiale #Puglia365

Il turismo, unico settore per ripartire, con T.R.A.m.

Quando il territorio della provincia di Avellino decide di muoversi, spesso lo fa bene mettendo insieme un circuito virtuoso di idee, potenzialità e reti di attori che andrebbe replicato più spesso soprattutto nel settore turistico.
Questa provincia, a volte, riesce a fare rete con progettualità davvero interessanti che sono buone prassi replicabili.
E’ il caso del progetto T.R.A.m. “Un mestiere per non partire”, in cui l’opportunità offerta è importante per tanti giovani della provincia.
Infatti, l’obiettivo del progetto è quello di valorizzare il territorio e dare ai giovani gli strumenti per intraprendere un eventuale percorso imprenditoriale, gettando le basi per un circuito di turismo sostenibile ed ambientale su cui l’Irpinia ha ampie possibilità.
L’obiettivo più importante però è quello di coinvolgere e permettere a tanti giovani di riconoscere le potenzialità di questa terra fornendo loro gli strumenti per farlo.
I destinatari diretti saranno 100 giovani tra i 18 e i 35 anni di cui 25 residenti nella provincia di Avellino, che verranno formati in quattro ambiti: agenti di turismo, comunicazione e web marketing, operatore di agenzia di servizi turistici e sviluppo personale, sia attraverso lezioni frontali che grazie all’utilizzo di una piattaforma di e – learning dedicata.
Il percorso formativo troverà la sua applicazione nel progetto stesso con la mappatura del territorio e la creazione di itinerari turistici fruibili anche da persone diversamente abili e, grazie ad attività intergenerazionali (con l’incontro di giovani delle scuole di ogni grado e anziani), si andrà a recuperare la memoria storica di questi luoghi.

Si potranno mettere le basi per la costruzione di una squadra con le competenze necessarie ad essere outsider all’intero di una provincia che non riesce ancora ad esprimere al massimo le sue potenzialità in questo settore. Questo gruppo di giovani sarà consapevole delle potenzialità dell’Irpinia, elemento che spesso manca nelle nuove generazioni.
Saranno consci, al termine delle attività, dell’importanza di acquisire competenze specifiche per diversificare l’offerta di servizi turistici sul nostro territorio, servizi di cui questa terra ha un estremo bisogno.
Il progetto è articolato e vedrà la partecipazione in Associazione temporanea di scopo del Comune di Summonte, Comune di Pratola Serra, Comune di Montefredane, Comune di Montoro, dell’Associazione capofila Terra di mezzo e l’associazione Step Europa. Altri partner che sostengono il progetto sono il CSV di Avellino, la Pro Loco di Avellino, società cooperativa GEA Irpinia, associazione Guardavanti: per il futuro dei bambini.
E’ una grande opportunità per i giovani, ma soprattutto per il territorio e sono felice che qualcuno in questa Irpinia ancora ci creda e si impegni per realizzare il sogno turistico di questa verde piccola Irlanda. 
Tutte le info sul progetto e sul come partecipare qui: http://www.progettotram.com/

Caposele, cosa c’è di turistico in questo Comune, ma soprattutto: cosa fare?

Nel corso del tempo da più lati mi è stato chiesto di relazionare sullo stato del turismo di questo Comune chiedendomi anche che cosa bisogna fare per permettere di costruire una economia basata sul turismo e che possa iniziare a far vivere tutta la popolazione di questa straordinaria opportunità.
E allora ho deciso di rendere pubblica questa mia “strana” visione del turismo a Caposele, sulla base delle linee guida che mi furono date dal segretario del PD locale nel richiedermi una relazione sullo stato del turismo a Caposele:

1. cosa ha fatto e deve fare il pubblico;
2. cosa ha fatto e deve fare il privato;
3. cosa fare e da dove bisogna partire, soprattuto in termini di promozione.

Il Comune di Caposele da anni lavora sul settore del turismo al fine di provare a creare uno sviluppo intorno a questo mondo, all’interno del quale molti vedono altissime potenzialità.
Ma uno dei punti da cui partire nel momento in cui si parla di turismo è quello di iniziare a vedere il turismo come qualcosa di professionale e non come un hobby affidato a chi si occupa di altro.
Esistono in questo senso numerose figure professionali che si occupano di questo settore, dai professionisti della comunicazione e della programmazione turistica ai Destination Manager. Essi, in questo mondo, sono necessari perché stiamo parlando di un settore che si evolve in continuazione e rimanere indietro, non investendo e aggiornandosi, fa perdere immediatamente competitività sul mercato.
Oggi, infatti, si compete in un mercato mondiale grazie ai voli low cost, alle nuove tecnologie e alle continue nuove motivazioni che vengono generate all’interno del mercato grazie a nuovi bisogni che continuamente nascono nella domanda turistica.

Dunque Caposele deve riuscire ad essere competitiva come destinazione e non come singoli che soli, all’interno di un mercato globale non possono competere.

Il Comune di Caposele, gli operatori turistici e tutti coloro che intendono lavorare all’interno di questo settore non possono pensare di vivere isolati da queste logiche e chiudersi in loro stessi, è necessario allargare le vedute.

Cosa si è fatto nel pubblico?
In questi anni la volontà di investire in questo settore da parte dell’Amministrazione Comunale è stata chiara ed evidente. Tutti gli interventi fatti riguardano una serie di cose che hanno chiaramente evidenziato la volontà del Comune di investire nel turismo.
A mio avviso però tutti gli interventi fatti hanno mancato di una cosa fondamentale: la programmazione.
Non sembra esserci una strategia di fondo e gli interventi sembrano “spot” che sono slegati dal Piano Turistico Comunale. A mio avviso manca una visione a lungo termine di quello che si vuole fare da qui a 10 anni e su che tipologia di turismo si vuole investire. Con la costruzione di un piano si pongono le basi per la costruzione di una linea guida a lungo termine in materia turistica.
Non mi è chiara infatti quale sia stato il principio secondo il quale si siano costruiti anche due piani turistici: uno per Caposele e uno per Materdomini.
Il turista non suddivide il comune, ne tanto meno le provincie e le aree, il turista pensa alla destinazione in generale senza considerare i confini istituzionali. Il piano è e deve essere del Comune di Caposele nella sua interezza.
Pur apprezzando lo sforzo fatto nel cercare di avviare un percorso di questo tipo volto a definire in maniera chiara gli obiettivi, noto che in entrambi i piani proposti c’è un forte sbilanciamento rispetto alla realizzazione di opere pubbliche (che sono sicuramente importanti, soprattuto per i cittadini e poi anche per i turisti), ma mancano elementi essenziali per poter parlare di Piano Turistico: la formazione degli operatori, la definizione dei regolamenti comunali, la gestione della logistica, l’organizzazione dei servizi pubblici, elementi di promozione ed degli eventi, il piano e le azioni di marketing da avviare, ecc.
Penso sia mancata però sopratutto un’analisi del fenomeno, che a mio avviso andrebbe fatta per capire chi sono i turisti e cosa offrirgli, e di conseguenza quello che potenzialmente potrebbero chiedere sulla base delle caratteristiche emerse.
Perchè un Piano Turistico prevede essenzialmente alcuni passaggi: un’analisi S.W.O.T., cioè della situazione attuale, un’analisi del fenomeno turistico, la definizione di alcuni obiettivi (magari SMART, specific, misurable, achievable, realist, time) e l’implementazione delle azioni necessarie e del tempo necessario per raggiungerli.
Se non ci sono questi elementi un piano non è credibile, è propaganda.

Cosa dovrebbe fare un Ente Pubblico?
Non credo ci si possa permettere di costruire un piano turistico comunale calato dall’alto, ma esso dovrebbe essere il risultato di una concertazione avvenuta con il mondo del turismo, valutando esigenze, necessità e priorità del comparto, lavorando affiancati da professionisti del settore.
A mio avviso il pubblico deve costruire le condizioni affinché i privati, e soprattutto i giovani, possano crescere e costruire il loro futuro in condizioni ottimali e seguendo le normative e leggi, permettendo loro di lavorare nella legalità (forse sopratutto questo ultimo punto è mancato).
Caposele oggi ancora non offre un’immagine unitaria e professionale di tutti i servizi turistici pubblici e privati, un fattore essenziale per promuovere una località e offrire un luogo ideale agli occhi del turista.

Cosa dovrebbero fare i privati?
Gli operatori turistici di questo comune invece sembrano fortemente demotivati a crescere e modificare le proprie strutture rispetto alle nuove esigenze del turista.
E’ chiaro che il nostro è un comune con una forte vocazione al turismo religioso che ha le sue peculiarità e esigenze, ma se si vuole crescere e destagionalizzare (cioè portare a Caposele e Materdomini turisti tutto l’anno) è necessario adattarsi, migliorare e ampliare le propria offerta, incentrandosi sulle nostre specificità territoriali.
Quindi da parte dei privati è sicuramente mancata la voglia di formarsi e informasi su cosa è cambiato all’interno del mondo del turismo, come sono cambiati i bisogni, i canali di vendita e promozione, di come il settore si evolve e si è trasformato negli ultimi dieci anni.
C’è bisogno di rinnovarsi e secondo me di aggiornarsi continuamente.
Ma ciò che davvero manca è la collaborazione e la condivisione di obiettivi comuni a discapito dei propri, puntando a ragionare maggiormente come comunità e non come singolo.
Ci deve essere la voglia di spingere affinchè le cose cambino ed essere spina nel fianco per chi ha il potere decisionale rispetto a determinate dinamiche.
In sostanza: se le amministrazioni non lo fanno i privati devo spingere affinchè determinate cose si facciano, non limitandosi a guardare, ma magari cominciando a proporre delle soluzioni. C’è bisogno di maggiore partecipazione alle scelte che riguardano il turismo di questo comune, c’è bisogno di privati che siano protagonisti.
In sintesi manca una forte propensione al cambiamento, la capacità di mettere avanti obiettivi comuni rispetto ai propri legato ad un senso di lassismo, rassegnazione e delega, manca la loro funzione di stimolo alla PA.

Cosa fare?
1. Mettersi insieme tutti.
Dal pubblico al privato, ai professionisti del settore riconoscendo ad ognuno le proprie competenze, conoscenze e professionalità.
L’obiettivo deve essere un Sistema Locale di Offerta Turistica che metta sul piatto tutti i servizi esistenti, tutte le eccellenze e i servizi esistenti.
Bisogna puntare sulle peculiarità del territorio non impiantando all’interno di esso degli elementi estranei che possono essere reperibili in altra parte del mondo o in Italia creando una motivazione nel turista tale da spingerlo a scegliere Caposele, scegliendolo per le proprie caratteristiche.
L’obiettivo della nostra destinazione deve essere quello di arrivare a portare sul territorio i turisti veri, quelli che scelgono le località e ci restano per più giorni e non gli escursionisti che spesso danneggiano e non portano economia per tutto il sistema.
L’economia turistica infatti gira intorno alle presenze e non intorno agli arrivi.
E’ assolutamente necessario aumentare le presenze e il tasso di occupazione medio dei nostri alberghi che oggi sono praticamente vuoti per buona parte dell’anno perché solo con maggiori presenze possiamo pensare di generare lavoro.

2. Avviare una vera programmazione e delle azioni per destagionalizzare:
⁃ creare un prodotto turistico completo e appetibile a target di turisti con maggiore capacità di spesa;
⁃ costruire pacchetti in accordo con i principali Tour Operator internazionali che promuovano l’intera Valle del Sele;
⁃ puntare ai turisti internazionali, gli stranieri. Iniziare a produrre materiali promozionali in lingua straniera.
⁃ stipulare accordi di partenariato con le diocesi e i tour operator che lavorano sul turismo religioso;
⁃ costruire vere offerte di servizi naturalistici – prodotti tipici – specificità territoriali (museo delle tradizioni – percorso legato ai prodotti tipici – servizi di sentieristica in montagna – trekking);
⁃ creare nuovi target di clienti e nuove offerte turistiche (come il turismo congressuale);
⁃ stimolare la nascita di nuove imprese nel settore turistico per gli under 35.

3. Formazione professionale:
Gli operatori turistici devono essere formati e aggiornati. Devono vivere il turismo anche al di fuori della loro struttura, partecipare a convegni, formazioni, scambiarsi le informazioni e aggiornarsi.
I professionisti del turismo devono iniziare a vedere e proporre le loro soluzioni per questo territorio.
Dobbiamo generare negli operatori turistici e nei cittadini una maggiore predisposizione all’accoglienza e al cambiamento, una maggiora affezione alla novità.

E dunque, per chiudere il discorso: come va fatta la promozione?
Nel turismo esiste il famoso “momento zero – momento della verità”, cioè quel momento in cui l’offerta turistica promossa viene fruita dal turista sul territorio. Il momento in cui la percezione e l’aspettativa che abbiamo creato nella mente del turista si incrocia con il servizio effettivamente erogato.
E’ per questo motivo che promuovendo dobbiamo comunicare la verità, tutto ciò che veicoliamo tramite i differenti canali deve essere vero ed esistente.
Che cosa significa vero?
Significa che se esiste un luogo fatiscente o inesistente, un servizio che poi non viene erogato, non deve essere promosso.
Nel turismo la promozione crea una cosa che si chiama aspettativa che se non soddisfatta genera un danno enorme per la località in termini di reputazione, e la soddisfazione del turista è l’elemento essenziale per l’ottimale promozione della destinazione.
Questo essenzialmente perché il turista in vacanza investe due cose estremamente importanti: tempo libero e denaro.
Se creiamo una falsa aspettativa all’interno della mente del turista quest’ultimo lo dirà almeno a 10 persone.
I nostri migliori promotori devono essere i fruitori del territorio, gli abitanti e gli operatori. Dobbiamo promuovere le nostre specificità e attrarre il turista legato al mondo dello slow del buon vivere.
In realtà dobbiamo creare delle aspettative attraverso la promozione, soddisfarle e possibilmente generare anche l’effetto “wow”, offrendo qualcosa che non avevamo comunicato e che il turista vede come un plus, come qualcosa che non si aspettava e che ciò permetterà di fidelizzarlo.

Dunque qual è il primo passo da fare?
E’ lavorare bene sui social network e online.
L’85% dei turisti prima di partire ricerca le informazioni online digitando su google la destinazione.
Chiede pareri ai familiari, agli amici e ai recensori su Tripadvisor (per citare un portale tra tanti).
Non controllare questi canali, non utilizzarli o utilizzarli male, determina un perdita di competitività non indifferente.
Bisogna dunque fin da domani mattina costruire un social media team della località che si occupi di curare l’immagine della destinazione online, che coccoli i potenziali turisti e li spinga ad acquistare i servizi su un portale che, ovviamente, deve essere efficiente, aggiornato e bene strutturato.
Due ragazzi che un computer alla mano, una connessione ad internet, una macchina fotografica ad alta risoluzione, che lavorino tutto il giorno alla promozione online del nostro comune, in italiano e in inglese.
Dopo aver fatto ciò possiamo fare tante brochure e volantini di carta, ma oggi nel turismo è meglio investire sul web e soprattutto costruire tutto per una domanda estera o fuori regione.
E tutto questo da domani mattina, non abbiamo più tempo, il settore corre troppo velocemente.

La verità è che l’Irpinia non conosce cosa significhi turismo.

L’ultima vicenda che ha visto protagonista il piccolo borgo di Monteverde e il suo Sindaco sulla questione pale eoliche e “il turismo che non c’è”, come da lui definito, mi ha indotto a riflettere proprio su quest’ultimo punto.
Quella di Monteverde è una triste storia che coinvolge non solo questa piccola realtà, ma è una questione che può essere tranquillamente spostata di riflesso su tutta la provincia di Avellino da Taurasi a Caposele, da Calitri a Montoro.
Le pale eoliche del Formicoso.
La storia della nostra terra è sempre la stessa ed è fatta di scelte: scegliere il presente (e i soldi delle multinazionali che inquinano terre e paesaggi) o il futuro, basato su un’economia che sia davvero turistica (o magari anche altra).
Di storie come questa l’Irpinia ne è tristemente piena: Caposele e la Pavoncelli bis, Conza della Campania e il suo invaso, l’Alta Irpinia e le trivellazioni.
Il principale problema a mio avviso è che non si conosce cosa sia il turismo e quali siano in realtà le sue reali potenzialità.
Il turismo, per fortuna, è una cultura e un fenomeno che vanno inseguiti, curati e realizzati negli anni (10- 20 anni) con costanza e insistenza perché possano portare dei veri risultati in termini di occupazione, sviluppo, crescita.
Un fenomeno molto complesso che include al suo interno tutti i settori, dal trasporto alla formazione, dai lavori pubblici ai servizi sanitari.
Un settore talmente delicato che non può essere approcciato con superficialità ma che necessita di decisioni, obiettivi e azioni mirate volte a costruire un sistema che possa attirare chi, sulla spinta di una motivazione forte, sia disposto ad acquistare e spendere tempo libero per il prodotto “Irpinia” e non solo per i singoli eventi, i prodotti tipici o i borghi in essa presenti.
L’invaso di Conza della Campania (AV)
L’inseguimento di questo sogno è però incompatibile con la politica e la cronica necessità del consenso ricercato dagli amministratori, facilmente raggiungibile attraverso “i ristori economici” delle pale eoliche, delle convenzioni sull’acqua, dagli accordi con le multinazionali.
L’impressione che ho è che l’Irpinia non abbia tutto questo tempo per divenire realmente turistica. Soprattutto penso che non possa diventarlo perché condizionata dalla fretta del consenso e dalla necessità di portare risultati immediati frutto di una mentalità che la nostra terra è abituata da decenni ad avere, legata ad un clientelismo del chiedi/hai.
Il turismo non è e non può essere immediato. Il turismo si costruisce con le idee e i progetti, con la testardaggine. 
Un destinazione turistica (non un solo comune) si crea costruendo dapprima i servizi per i cittadini, essenziali anche per i turisti, tutelando il territorio e le specificità dello stesso, fornendo e incentivando la costruzione di servizi turistici pubblici e privati, garantendo trasporti e, infine, promuovendo bene il tutto.
In fondo passaggi semplici e allo stesso tempo difficili perché trasversali nei settori, ovvi nella realizzazione, impossibili nei fatti.
Il cantiere Pavoncelli Bis di Caposele (AV).
L’Irpinia oggi è questa terra di contraddizioni dove il turismo vive a sprazzi e non riesce ancora a convincere realmente i politici, gli abitanti e gli imprenditori della necessità di porsi un reale obiettivo di territorio da qui a 20 anni e di costruire nel tempo le azioni necessarie per raggiungere tale obiettivo.
E se pensiamo solo al denaro nelle casse dei comuni oggi, questo obiettivo turistico per il domani non lo raggiungeremo mai anche se, puntualmente, ogni candidato di turno ce lo proporrà come soluzione.

A quel punto avrà ragione il Sindaco di Monteverde, che almeno smette di dire che il turismo è una potenzialità ammettendo che non esiste.

TIM Italia Connessa 2015 – Comuni Connessi: il contest di Telecom per i Comuni.

Il digitale è un’opportunità/problema, le reti anche, i soldi e i tempi pure. Intorno a questo tema si sta sviluppando tutta l’economia del futuro (PA, turismo, sanità, ecc.) e tutto ciò che riguarda anche le opportunità di crescita di un territorio oltre che di creazione di nuova occupazione: senza alcun dubbio.
E’ per questo che è necessario trovare e cercare di investire in questo settore anche in linea con il Piano di Sviluppo Digitale italiano che intende l’insieme delle iniziative finalizzate alla diffusione dell’uso di servizi digitali da parte di cittadini, aziende pubbliche amministrazioni in coerenza con gli obiettivi delle Agende Digitali Nazionali e Comunitarie, valorizzando le specificità del territorio.

Insomma: creiamo le Smart City.
Ed ora Telecom intende premiare chi vuole farlo davvero e vuole spingere alla stesura di Piani di Sviluppo Digitale con il Contest “TIM Italia Connessa 2015”.
L’obiettivo è quello di selezionare il Comune che presenterà il più convincente e concreto Piano di Sviluppo Digitale e che darà la maggiore disponibilità a facilitare la realizzazione delle infrastrutture. 
Ecco come.
Chi: i Comuni italiani con una popolazione compresa tra i 14.000 e i 51.000 abitanti.

Step: 
  • presentazione domanda e della proposta che includa un Piano di Sviluppo Digitale entro il 13 novembre 2015;
  • valutazione dei Piani di Sviluppo Digitale e inserimento in una short list da parte di una giuria;
  • entro il 4 dicembre verrà scelto il Comune vincitore.
Criteri di valutazione dei Piani (art. 4 punto 4.3 del regolamento):
  • La coerenza con le priorità indicate dall’Agenda Digitale Italiana e con i Target dell’Agenda Digitale Europea;
  • L’impatto sulla diffusione e sull’uso dei servizi da parte di cittadini, famiglie, aziende, pubbliche amministrazioni;
  • La concretezza e l’affidabilità dei Piani dando preferenza ai servizi effettivi rispetto alle semplici “demo” o ai progetti di ricerca;
  • Il livello di innovazione dei progetti e delle iniziative previste; 
  • L’impatto sull’occupazione, soprattutto quella giovanile;
  • La coerenza con le vocazioni industriali, produttive e culturali dei territori;
  • Il pieno utilizzo delle Reti NGN fisse e mobili.
Inoltre, sarà valutata l’effettiva realizzabilità e in particolare:
  • Copertura Economica;
  • Valutazione tecnica di fattibilità;
  • Tempistica;
  • Misurabilità.
Durata: dal 30 giugno al 13 novembre 2015.
Costo di partecipazione al contest: gratuito.
Premio: nel Comune selezionato Telecom realizzerà le infrastrutture di rete NGN, in anticipo rispetto ai propri piani, e comunque entro 24 mesi dall’aggiudicazione del Contest.
Non credo ci sia molto da pensare.

Turismo: quanto contano la programmazione e, soprattutto, gli eventi.

La vita di una località turistica che tale intende presentarsi sul mercato turistico regionale, nazionale e perché no, internazionale, ruota intorno a delle peculiarità che sono senza dubbio legate ai propri attrattori e alle proprie risorse turistiche, ma sono anche legate alla propria capacità di organizzarsi e di offrire qualcosa che attiri flussi turistici anche senza grandi risorse.
Ne sono un esempio storico la riviera romagnola che, pur non avendo il miglior mare del mondo (e nient’altro), è riuscita negli anni passati a divenire meta di turismo di massa grazie a degli interventi mirati sugli eventi e all’organizzazione di una particolare offerta turistica, creando tutto dal nulla.

Ne sono un esempio località come Melpignano che intorno alla Taranta ha costruito un impero.
Sono esempi che evidenziano come non si possa decidere di diventare meta di vero turismo (quello che dorme, mangia, beve e entra nei musei) con uno schiocco di dita che dall’oggi al domani porta a migliaia di presenze annue.
I risultati li si ottengono nel tempo attraverso una parola molto difficile da comprendere e inculcare nelle amministrazioni che gestiscono i nostri comuni: la programmazione.
Se Gallipoli, Salerno, la Puglia e altre località, prima erano inesistenti sul panorama turistico nazionale ed internazionale ed oggi sono rinomate località turistiche, è perché lo hanno deciso 10 anni fa e 10 anni fa hanno programmato tutte le azioni necessarie affinché oggi potessero essere quello che sono. 
I turisti lì non sono caduti dal cielo.

Hanno fatto una cosa che in Campania e in Irpinia, ma sopratutto a Caposele ancora non abbiamo compreso bene: hanno stabilito un obiettivo a lungo termine e perseguito lo stesso nel tempo definendo, anno per anno, gli step intermedi da raggiungere a piccoli passi.

L’Irpinia ancora non li ha definiti questi obiettivi, ancora non ha scelto i suoi step. E’ andata all’Expo ma tra 10 anni non sappiamo che cosa vogliamo essere: vino, enogastronomia, ambiente, montagna, castelli, sport, sagre?
Io non lo so e sono certo che non lo sa nessuno e non lo sanno i nostri amministratori.
La parola programmazione è una sconosciuta, non la si conosce nella scelta degli eventi e nella calendarizzazione degli stessi. I nostri calendari estivi si presentano sul panorama dell’offerta turistica nazionale, se va bene, nel mese di giugno: quando la maggior parte dei vacanzieri ha già scelto dove andare in vacanza.
Quanti programmano una vacanza, un weekend in un luogo non conoscendone gli eventi, o almeno gli eventi di maggior richiamo?
Quanti scelgono delle località il cui manifesto estivo esce il primo agosto e che non viene promosso in alcun modo? Ve lo dico io: nessuno.

Gli eventi sono importanti e utili solo se utilizzati come strumenti di richiamo e come elemento per portare a conoscenza di un certo target di persone una determinata località e attrattori, altrimenti sconosciuti. Devono essere specchietti per le allodole che attirano persone in un luogo per farglielo scoprire.
E’ per questo motivo che gli eventi vanno programmati, selezionati, potenziati e scelti in base alle esigenze turistiche che la località ha in mente. Altrimenti sono interventi spot volti a consumare denaro pubblico e ad accontentare l’amico insieme alla piazza per quell’estate.
Bisogna dunque fare una scelta anche nella costruzione degli eventi: si fa o non si fa turismo. Se lo si vuole fare gli eventi vanno agevolati, gli orari prolungati e le eccellenze premiate, anche a discapito di qualche ora di sonno e di un po’ di disagio per l’abitante locale.
D’altronde la convivenza tra l’abitante e il turista non è mai stata facile perché sono due categorie che hanno delle esigenze differenti, ma se si sostiene che si vuole fare turismo in certe località sono necessarie scelte dolorose per gli abitanti, a discapito di qualche voto ma a vantaggio di un’economia e di un progetto che altrimenti turistico non è.

Forza e coraggio, prendiamo queste decisioni, programmiamo questo futuro. 

Sviluppa la tua idea, ora puoi anche a Caposele.

Hai un’idea di impresa a Caposele o in Irpinia? Ora puoi avviarla. 

Si chiama progetto PICO che vedrà molti comuni dell’Alta Irpinia e della Campania coinvolti in un importante iniziativa volta ad incentivare la nascita di microimprese. 
L’elenco include 207 Comuni tra cui Baiano, Bisaccia, Calitri, Cassano Irpino. Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Contursi Terme, Frigento, Gesualdo, Lapio, Montefalcione, Nusco, Oliveto Citra, Paternopoli, San Potito Ultra, Santa Lucia di Serino, Sant’Angelo all’Esca, Sant’Angelo dei Lombardi, Sturno, Summonte, Taurasi, Teora, Trevico, Tufo, Vallata, Vallesaccarda, Venticano e Villamaina, come da decreto dirigenziale della Regione Campania n° 3 del 14 gennaio 2015.

Mi focalizzo però sul mio Comune (Caposele) che proporrà (come da delibera n°91 del 27 agosto 2014), a breve, la possibilità di sviluppare idee di imprese all’interno del Centro Fieristico che presto sarà inaugurato.

I progetti finanziabili saranno 6 e dovranno essere pensati nei seguenti settori:

– commercio all’ingrosso e al dettaglio;
– artigianato e valorizzazione di prodotti tipici locali;
– costruzioni.

Alle attività che riusciranno ad accedere al finanziamento sarà anche garantita la possibilità di usufruire di parte del Centro Fieristico a condizioni agevolate (che il Comune dovrà definire) e di un microcredito che va dai 5.000 ai 25.000 euro rimborsabili in 60 mesi al tasso 0% da restituire a rate.

I beneficiari potranno essere persone fisiche residenti nei Comuni che hanno presentato le progettualità e che abbiamo compiuto almeno il 18esimo anno di età.
In particolare il Comune di Caposele ha dato priorità di intervento ai progetti imprenditoriali presentati da soggetti di età inferiore ai 40 anni e dalle cooperative sociali.

Saranno, in generale, ammissibili le proposte presentate da imprese costituende o costituite (anche tramite spin-off) composte da almeno un soggetto in possesso dei seguenti requisiti: disoccupati, inoccupati, inattivi, lavoratori in CIG2, CIGS e mobilità3, con una specifica attenzione ai giovani, donne, immigrati e studenti universitari
Per le iniziative esistenti i requisiti si intenderanno soddisfatti anche nel caso di assunzione nei dodici mesi antecedenti la presentazione della domanda di un lavoratore in possesso dei requisiti di cui sopra.
Riguardo alle attività imprenditoriali o di autoimpiego riconducibili alla gemmazione da imprese esistenti, potranno essere presentate nuove iniziative da parte di uno o più soggetti che hanno maturato esperienze di lavoro o di collaborazione in contesti lavorativi analoghi.

Le spese ammissibili al finanziamento sono:
– le spese, strettamente inerenti il ciclo economico, per l’acquisto di macchinari, impianti, attrezzature nuovi o usati; le opere murarie necessarie all’adeguamento e messa a norma dei locali adibiti all’attività; i beni immateriali ad utilità pluriennale, inclusi i diritti di brevetto, le licenze, i piani di sviluppo di impresa, i piani di marketing, i piani finalizzati all’internazionalizzazione se connessi ad un piani di ampliamento della base produttiva;
– le spese per l’ acquisto di materie prime, semilavorati, materiali di consumo e di scorte; le spese per utenze e canoni di locazione degli immobili strumentali all’esercizio dell’attività; le spese per l’aggiornamento dei software; le spese per servizi di consulenza professionale (legale, tecnica, commerciale); le spese per il personale qualora sulla risorsa non siano già stati concessi sgravi contributivi o incentivi all’assunzione in base a leggi nazionali, regionali o progetti a finanziamento statale e/o regionale.
Per le imprese esistenti, le spese di cui sopra sono ammissibili se collegate ad un programma di ampliamento/espansione dell’attività imprenditoriale Non è consentito l’acquisto di beni usati da privati.
Sono escluse dal finanziamento le spese relative a mezzi di trasporto su strada da parte di imprese che effettuino il trasporto di merci su strada per conto terzi.
C’è solo da attendere che vengano emanati i dettagli per il Comune di Caposele e per gli altri Comuni con i termini e le modalità di presentazione delle proposte progettuali. 
Iniziate a pensare che poi, magari, vi aiuto io.




Poli Turistici Locali: arriva il regolamento ed è ora di sbrigarsi.

E’ finalmente arrivato il regolamento che definisce le caratteristiche dei Poli Turistici Locali previsti dalla nuova Legge Turistica delle Regione Campania dell’8 agosto 2014.
Una struttura molto importante che rivede il modo di fare turismo in Regione non solo dal punto di vista della promozione, ma soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione dell’offerta turistica di un dato territorio. Un modo, se non l’unico, per permettere al pubblico e al privato di questo settore di dialogare e confrontarsi per andare nella stessa direzione.
Una prima opinione in merito alla legge l’avevo già espressa in questo post, ma ora con i regolamenti attuativi, il quadro normativo e procedurale va via via definendosi meglio.
In merito molto importante è la commistione pubblico/privato prevista per il PTL; finalmente la Regione si è resa conto che le politiche turistiche non possono far a meno della partecipazione dei privati e che le scelte del settore non possono essere calate dall’alto.
In particolare infatti, il regolamento prevede che possano concorrere alla costituzione di un Polo Turistico Locale:

  1. Comuni o unioni di comuni ricompresi all’interno dell’ambito turistico territoriale omogeneo interessato;
  2.  Camere di Commercio industria artigianato e agricoltura competenti per territorio;
  3. Altri enti e soggetti pubblici rilevanti per la filiera di riferimento e operanti nell’ambito territoriale interessato;
  4.  Le imprese del settore turistico, le associazioni o i consorzi di soggetti privati, o i consorzi di soggetti pubblici e privati operanti nel settore turistico e culturale, ivi compresi i distretti turistici istituiti con decreti del Ministero dei beni culturali e del turismo ai sensi del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70.

Tale organismo si deve dotare di uno statuto e di un organismo di gestione, ma soprattutto deve occuparsi anche della definizione di tutti i dati relativi alle iniziative e agli interventi inseriti nel programma annuale dei servizi e delle attività del territorio di riferimento. Si comincia a comprendere anche l’importanza dello studio del fenomeno turistico.
Il regolamento lascia molto spazio sia al pubblico che al privato anche in termini di autonomia  e individuazione delle politiche e delle strategie per ogni singolo territorio e rappresenta sicuramente un passo avanti nella ridefinizione della struttura del sistema turistico campano che da 34 anni aspettava questa “rivoluzione”.
Ora tocca agli operatori e a tutto il sistema cogliere quest’opportunità di aggregazione e definizione del ruolo di ogni singola destinazione turistica, partendo dal basso.
Per poter avviare la costituzione di queste strutture però si attende ancora la definizione degli ambiti turistici omogenei (Gli ambiti territoriali turistici omogenei sono aree delimitate nelle quali, per storia turistica o per chiara potenzialità, sono organizzate ed ottimizzate le offerte dei servizi pubblici e privati per il turismo e dove sono integrati il patrimonio umano, ambientale, produttivo e culturale del territorio) che dovevano essere emanati con Giunta Regionale entro 90 giorni dall’approvazione della legge (8 agosto 2014) sulla cui base si potranno individuare i confini entro i quali poter costituire tali strutture.

Ma noi siamo fiduciosi.
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