Questa Bruxelles, centro dell’Europa e di tutto.

Non è che non voglia più scrivere di viaggi, ma questa volta Bruxelles è stata fantastica ed è proprio l’occasione giusta per riprendere questa rubrica e questo progetto, anche se il tempo a disposizione è sempre meno, e i viaggi sempre più. Dall’Europa all’Irpinia andata e ritorno, questo è il filo conduttore di questa sezione che allora voglio riprendere ripartendo dall’Europa e dalla sua capitale: Bruxelles.


Poi le Pigeon, casa dei pittori abitata da Victor Hugo, La Luove, le Cornet, le Renard, edifici in circolo tutt’intorno alla piazza. Bisogna solo scegliere. Bruxelles infatti è una piccola e “pericolosa” scatola di cioccolatini nel vero senso della parola. La cioccolata, la birra belga, le cozze e le istituzioni europee i gusti da provare. Dopo la piazza che hai trovato facilmente diventa inevitabile cercare un bimbo, quello che hai visto in molte bacheche delle case dei tuoi parenti, simbolo indiscusso della città: il Manneken Pis. Tutti pensano sia una statua al centro di una piazza da trovare in un secondo, ed invece la sua ricerca sarà una vera e propria caccia al tesoro. Per trovarlo perciò ti servirà un po ‘di fortuna, quindi conviene strofinare la mano sulla statua di Everard ‘t Sercleaes, si dice porti fortuna sotto i portali, in un vicolo della Grand Place in cui ti infilerai.

Questa è la capitale di tutti noi, tutti noi dovremmo visitarla un po’ come La Mecca europea, non degli euro-scettici però. Qui l’Europa la respiri per davvero non solo perché il clima è tutti i giorni quello di una città che ruota intorno alla bandiera blu a 12 stelle, ma sopratutto perché qui ci trovi tutti i 28 paesi che compongono questa Comunità. In strada, mentre passeggi verso il centro ti rendi conto di esserti catapultato nel mondo della diversità unita che si mischia con lo stupore che la città ti trasmette. Arrivato non puoi perderti, la Grand Place è al centro, ti aiuta ed essere trovata.
Dall’alto dei sui 90 metri San Michele che uccide il drago ti guida come una stella cometa, ed è la prima cosa che vuoi vedere, inspiegabilmente e velocemente, con le tue gambe che vanno li da sole. E quando ci arrivi non puoi che notare le bocche aperte dei turisti e gli occhi sbarrati dietro le macchinette fotografiche di chi c’è, nella piazza più bella d’Europa probabilmente: la Grand Place.
La piazza è un insieme di edifici incantevoli che a ruotar intorno per vederli gira la testa, noti subito il palazzo principale asimmetrico con la torre centrale che in realtà non è al centro, con il lato sinistro del palazzo più lungo di quello destro, risultato del lavoro di un architetto che poi ha fatto una brutta fine, ma che oggi è ricordato per questo anche se il nome è sconosciuto. I colori che ti girano nelle orbite degli occhi quando sei al centro della piazza ti gireranno per un bel po’ nella mente, provando a convincerti che quando sarai a casa non potrai più cancellare quelle immagini dal tuo cervello.
parlamentarium
Dopo svariate richieste di aiuto, tra mappe, domande e tabelle, lo troverai in un angolo, sorridente a sbeffeggiarti con il suo sorriso sarcastico, lì dove lo hanno trovato a fare la pipì durante un’incendio che colpì la città qualche anno fa. E se sarai resterai enormemente deluso.
Ma Bruxelles è sorprese in continuazione, sorprese di sapori che le migliaia di birre nascoste nei pub ti possono riservare tra quattro mura tappezzate di sottobicchieri o vassoi, quelle dei migliaia di gusti che puoi trovare nelle cioccolaterie, ma sopratutto sorprese dagli incontri ai banconi che puoi fare in ogni istante con qualsiasi tipologia di nazionalità, spesso lavoratori negli uffici parlamentari. Bruxelles è infatti l’Europa in ogni senso. Quindi non si può non passare per la città europea dove puoi vivere e vedere tutto sulle istituzioni blu.
Una vera e propria città istituzionale dove gente in cravatta discute in tante lingue diverse, dove anche l’aria che respiri sembra voglia dirti che in queste sedi si sta costruendo qualcosa di grande per il nostro continente, che sta garantendo da decenni pace e prosperità ad un territorio martoriato dalla guerre nella storia. Il Parlamento Europeo è facilmente accessibile, tutte le bandiere infilate in ordine alfabetico in lingua madre di ogni paese un’emozione da fotografia. Il Parlamentarium poi, un museo altamente interattivo che ci racconta come siamo arrivati ad oggi a mettere insieme 28 paesi diversi. Qui potresti facilmente perderti tra i curriculum dei parlamentari e tra i migliaia di video che raccontano questo straordinario processo, immerso in un blu che sembra darti alla testa, in una trasparenze che noi italiani dovremmo apprendere.
Ma Bruxelles è sopratutto l’idea di un mondo che è possibile, un sogno che ognuno deve avere, nel nome di un progetto, pensato da Schuman che io in particolare non smetterò mai di amare. Come ogni buon visitatore di Bruxelles non potrà fare dopo averla vista.
Decisamente destinazione EST EST EST.

Marchio Ospitalità Italiana per le imprese turistiche. Opportunità di promozione.

Ospitalità italiana è un marchio gratuito, volontario e rinnovabile annualmente che enfatizza la qualità del servizio nel settore turistico e della ristorazione. Viene assegnato alle imprese turistiche che ne fanno richiesta tramite le Camere di Commercio di competenza.
Il marchio consente di ricevere tutta una serie di vantaggi in termini di collaborazione e di marketing che il network garantisce oltre che di ricevere un riconoscimento a livello nazionale e internazionale della propria attività.
Per poter accedere alla selezione e candidare la propria struttura al marchio la Camera di Commercio di Avellino ha previsto un iter ben preciso che prevede l’inoltro della domanda di ammissione in forma digitale tramite PEC entro e non oltre il 18 luglio 2014.
Un’occasione importante per tutte le imprese del settore ricettivo e ristorativi (Alberghi, Bed and Breakfast, Ristoranti, Agriturismi con e senza camere) della Provincia di Avellino iscritte nei registri della Camera.
I moduli e le procedure sono presenti sul sito della Camera di Commercio di Avellino:
Ecco il link al sito del marchio Ospitalità Italiana:

Care imprese turistiche, è ora di digitalizzarsi.

La digitalizzazione nel comparto turistico è un processo in atto da anni e sta divenendo un fenomeno irreversibile da cui ogni impresa turistica non può prescindere.
Wifi – reputazione online – siti web mobile e ottimizzazione della propria presenza sul web sono elementi da cui non si può più fuggire ad ogni livello perchè il turista osserva, ricerca e deve trovare le info che cerca, sopratutto sulle strutture ricettive in cui vuole soggiornare.
Finalmente anche il governo se ne è reso conto provando ad incentivare questa tipologia di interventi attraverso l’ultimo decreto legge n°83 emanato il 31 maggio 2014 “DISPOSIZIONI URGENTI PER LA TUTELA  DEL PATRIMONIO CULTURALE, LO SVILUPPO DELLA CULTURA E IL RILANCIO DEL TURISMO”.
Un’ottima occasione per riammodernare le infrastrutture digitali, ma anche per pensare di iniziare a lavorare sulla formazione e sulla strategia di presenza online.
Il decreto, tra le differenti misure prevede infatti un credito d’imposta per la digitalizzazione e l’ammodernamento degli esercizi ricettivi” con l’obiettivo di sostenere la competitività del turismo italiano e favorire la digitalizzazione del settore, in particolare per la ristrutturazione edilizia e l’ammodernamento delle strutture ricettive per le spese sostenute negli anni 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018 per un ammontare massimo di 12.500 euro.
In particolare l’agevolazione riguarda interventi su:
  1. servizi di consulenza per la comunicazione e il marketing digitale;
  2. impianti wi-fi;
  3. siti web ottimizzati per il sistema mobile;
  4. programmi per la vendita diretta di servizi e pernottamenti e la distribuzione sui canali digitali, purché in grado di garantire gli standard di interoperabilità necessari all’integrazione con siti e portali di promozione pubblici e privati e di favorire l’integrazione fra servizi ricettivi ed extra-ricettivi;
  5. spazi e pubblicità per la promozione e commercializzazione di servizi e pernottamenti turistici sui siti e piattaforme informatiche specializzate, anche gestite da tour operator e agenzie di viaggio;
  6. strumenti per la promozione del digitale di proposte e offerte innovative in tema di inclusione e di ospitalità per persone con disabilità;
  7. servizi relativi alla formazione del titolare o del personale dipendente ai fini di quanto previsto dal presente comma.
Sono escluse dalle spese i costi relativi alla intermediazione commerciale.
Tutto il decreto lo trovate qui:

Twitter e i musei. Il binomio che funziona


Il settore dei beni culturali e soprattutto dei musei non ha mai amato particolarmente le macchine fotografiche né tantomeno, ad oggi, i social network e tutti i “mezzi di invasione di massa digitali”.

La paura del plagio, la necessità di riservatezza e di tutelare le opere hanno sempre avuto la meglio sulle strategie di marketing online e sulla diffusione della cultura libera tra i comuni mortali.
Ma sembra che Twitter stia modificando questa visione e che molti Musei (e forse molti dei loro direttori) inizino a comprendere le enormi potenzialità del mezzo, principalmente quelle strutture molto piccole.
L’hashtag non sembra più un mostro e differenti iniziative stanno permettendo all’arte e alla cultura di farsi conoscere e di diffondersi, di divulgare le opere presenti all’interno dei nostri musei.
Il coinvolgimento del pubblico nella promozione e la diffusione di sempre più numerosi eventi e iniziative legate a Twitter e agli altri social network stanno creando nuove opportunità in questo mondo che sembrava di cristallo, avvolto in una tela di protezione rispetto a queste metodologie di coinvolgimento del pubblico.
La prima iniziativa, ideata da Fabrizio Todisco, ha pensato bene di aprire il mondo della cultura in generale e di creare le famose “invasioni digitali” all’interno di tutti i musei che ne avessero aderito, con l’obiettivo di diffondere la cultura attraverso i social network.
Dal 24 aprile al 4 Maggio 2014, infatti, ben 406 strutture e luoghi sono stati invasi da utenti muniti di smartphone o altra diavoleria, che sotto l’hashtag #invasionidigitali hanno catapultato migliaia di opere d’arte, luoghi sconosciuti e pezzi da collezione nel mondo dei social. Hanno aperto il mondo dei musei e non solo a tutti, attraverso il contributo di tutti.
La seconda, invece, curata da Caterina Pisu e Ilenia Atzori, è un’iniziativa ad appuntamenti che prevede visite virtuali in 12 musei italiani affidate ai responsabili della comunicazione, a guide o altri appassionati del museo stesso.
Una modalità di utilizzo di Twitter volta non solo a promuovere i piccoli musei, ma soprattuto a permettere la visita, in modo facile ed alternativo, attraverso il semplice uso di un hashtag ad appuntamenti fissi settimanali. Foto, spiegazioni e curiosità, il tutto attraverso Twitter.
L’ultima, probabilmente la più curiosa, ha visto nascere all’improvviso una serie di profili Twitter legati alle più famose opere presenti nei nostri musei, dai Bronzi di Riace alla Venere di Milo che, a suon di tweet, battibeccano tra di loro tirando fuori anche una eccezionale personalità.
Molti hanno ipotizzato un’operazione di marketing del Mibact studiata ad hoc, che direi ha prodotto interessanti risultati.
Nel twittare queste opere, infatti, generano curiosità, aumentano i loro follower e di conseguenza si autopromuovono, attraverso tanta ironia e sarcasmo.
E’ evidente che qualcosa sta cambiando grazie a questo strumento e che i musei si stanno avvicinando a Twitter comprendendone le potenzialità e riuscendo, anche attraverso queste iniziative, a smuovere un mondo che è ancora troppo bloccato da un “protezionismo culturale” che deve essere sdoganato.
Twitter sta aprendo un mondo all’interno di queste strutture, modificando cultura ma soprattutto, mi auguro, la legislazione e le possibilità di fruizione. I mezzi ci sono e i risultati anche. Attendiamo e seguiamo gli eventi.

Le “Invasioni Digitali” dei musei italiani. Partecipa anche Caposele

pubblicato su iohounsogno Blog

Il Museo di Leonardo a Caposele

Il Museo di Leonardo a Caposele
Un concetto semplice e geniale sta alla base del progetto “Invasioni Digitali” promosso da Fabrizio Todisco dallo scorso anno: quello della condivisione e dell’uso combinato dei social network all’intero del sistema turismo, ed in particolare dei Musei.
Quanto spesso nei Musei infatti troviamo il divieto di fotografare e condividere quell’esperienza? Quante volte vi hanno detto che non si può usare il flash? Quanto vi siete annoiati perché non vi sentivate coinvolti? Perché non poter condividere sul proprio profilo Facebook la foto con la Gioconda? Domande a cui Invasioni Digitali ha deciso di dare risposta.
Il progetto mira a superare quest’insieme di barriere che oggi il mondo museale propone volendo puntare sulla diffusione del patrimonio artistico e culturale attraverso il semplice uso dei social network e della spinta dei visitatori a scattare e condividere.
Fare leva su uno degli elementi principali che è presente in tutte le vacanze di ognuno di noi: quello del condividere le emozioni del proprio tempo libero con gli altri attraverso i social network. Un’intuizione geniale che ha portato in due anni l’iniziativa a diventare di carattere mondiale.
Aprire le porte dei musei ai visitatori digitali può essere, secondo il progetto, la chiave per accrescere la cultura, coinvolgere il visitatore e fruire in modo completo di tutte le potenzialità dell’immenso patrimonio culturale italiano e non.
10269402_10202942478797359_4273259720105891728_nSmuovere le coscienze istituzionali verso una maggiore condivisione del patrimonio italiano, una maggiore apertura dei Musei al mondo digitale, questi tra gli obiettivi del manifesto.
Il successo delle iniziative è assicurato, le 406 invasioni programmate in questi giorni (24 Aprile – 4 Maggio) su tutto il territorio nazionale ne sono la prova. Sicuramente Caposele, che ha deciso di aderire a questo progetto all’interno del Museo delle Macchine di Leonardo domani 1 Maggio, con l’invasione programmata per le ore 10.00, ne trarrà i relativi vantaggi.
Un’occasione da sfruttare per promuovere il nostro patrimonio comunale in maniera assolutamente gratuita su una vetrina che ha respiro internazionale.
Partecipare è semplice: uno smartphone, un profilo Facebook, Twitter, Google Plus, Pinterest, Instagram o altro, voglia di fotografare e condividere insieme con l’hashtag #invasionidigitali su tutti i social network.  Tutto poi sarà visibile qui, oppure qui.

La provincia in ginocchio: se scompare pure l’Oasi di Conza

Pubblicato il 21/03/2014
20131203_conza.jpgIn provincia di Avellino viviamo in emergenza e non è una novità. Non lo è perché da tempo combattiamo contro discariche, inceneritori, chiusure di tribunali, ospedali, ferrovie, funicolari e funivie. Oggi rischia di scomparire finanche l’Oasi di Conza della Campania.
Leggere delle difficoltà economiche in cui versa l’Oasi, dovute alle inefficienze della Provincia di Avellino, fa riflettere sullo stato delle cose e sulle enormi potenzialità sprecate da questa provincia. Il progetto Oasi di Conza è valido e lo dimostrano i fatti, perché in poco più di dieci anni ha raggiunto notevoli risultati: è divenuta un riferimento regionale e nazionale di buona gestione acquisendo una grande visibilità anche fuori dalla nostra regione. Nel 2012 ha vinto il titolo di “Miglior Oasi d’Italia” per il birdwatching e per il buon connubio gestione-conservazione. E’ un punto di riferimento per le scuole di tutta la Campania, arrivando ad ospitare migliaia di bambini ogni anno. Rappresenta un riferimento anche per il soccorso degli animali selvatici in difficoltà nella provincia di Avellino: numerosi sono stati infatti, in questi anni, gli animali feriti recuperati e salvati (cicogne, rapaci, ricci, istrici, volpi, etc.).
Ha ottenuto il riconoscimento nazionale di Centro di Educazione Ambientale del WWF. E’ sempre più meta di turismo, portando un notevole indotto sul territorio anche al di fuori dell’area protetta; nel solo 2013 tale indotto è stato superiore ai 40mila euro, e ciò grazie ai numerosi visitatori che, giunti sul territorio per visitare l’Oasi, hanno fruito delle diverse strutture ricettive come ristoranti ed agriturismi;
ha raggiunto una media di 5mila visitatori l’anno e un numero complessivo di circa 40mila visite negli ultimi 7 anni.
Intanto anche i privati stanno iniziando a pensare di investire nell’Oasi con un progetto di un centro congressi ecosostenible con posti letto e servizi annessi. Allora la riflessione è d’obbligo: questa provincia parla e prova a vivere di una cosa che tutti chiamano turismo e dove tutti vincono elezioni e promettono interventi concreti. Ma di cosa è fatto il turismo? E sopratutto, di cosa ha bisogno una provincia come la nostra per poterlo sviluppare? La risposta è banale e ovvia, perché il turismo è qualcosa legato al territorio e a tutta una serie di servizi che in primo luogo devono essere presenti, e poi anche efficienti. Servizi che devono esistere dapprima per i cittadini e poi per il turista, che tutto sommato, è solo un cittadino temporaneo di un luogo. Un territorio senza trasporti, sanità, servizi di accoglienza, presidi di legalità, perde molta della sua potenzialità turistica. I turisti vanno nei posti dove si possono sentire sicuri sotto tutti i punti di vista.
ob_9b268d_dscn0598E dunque, o ci crediamo, oppure no. Crederci significa che queste situazioni di emergenza devono sparire e che gli investimenti vanno dirottati massicciamente su forme di “produzione di servizi turistici” ottimali che permettano al territorio di essere vissuto e visto come attrattivo non solo per i turisti, ma anche per i privati che ci vogliono investire. Questa provincia deve credere nelle sue potenzialità e iniziare seriamente a lavorare sulle competenze, sulla promozione e nella creazione di servizi di accoglienza. Ma la Provincia di Avellino invece perde ogni giorno opportunità, e se anche una buona prassi come la gestione delll’Oasi di Conza rischia di essere interrotta, come possiamo pensare di accrescere ancora altri servizi in altre aree interne? Come possiamo pensare di sviluppare il turismo? Se chiudiamo anche la porta del turismo a cosa dobbiamo aggrapparci? Dobbiamo difendere le nostre eccellenze e svilupparne di altre. E l’Oasi di Conza non può sparire.

(La guida). Il turismo ai tempi di Facebook: come usarlo meglio


post-facebook-tre-oreUn argomento molto trattato è quello legato alla connessione tra il mondo del web e il turismo, che da anni alimenta discussioni anche grazie alle continue evoluzioni che ci presenta quotidianamente. In particolare può essere interessante individuare alcuni punti sulle modalità di utilizzo dello strumento di Facebook, nel quale spesso noto grossolani errori che influiscono sulla qualità delle azioni e dei risultati ottenuti. Perché Facebook è a tutti gli effetti uno strumento di marketing che va utilizzo e pensato in quanto tale, sopratutto nel turismo, dove l’85 percento degli utenti cerca informazioni online prima di partire.
Alla luce del fatto che le imprese e le destinazioni turistiche sono ormai presenti quasi in toto su questa piattaforma, è necessario però comprenderne alcune peculiarità e suggerire alcuni elementi fondamentali per utilizzarlo al meglio.
L’obiettivo. 
Azienda o destinazione che tu sia, perché sei su Facebook? Ovviamente la risposta potrebbe essere scontata: voglio più clienti. In realtà le motivazioni dovrebbero essere molto più ampie e soprattutto molto più articolate tra di loro perché i clienti arriveranno da soli.
In primo luogo la reputazione online: non essere presenti su Facebook direttamente non implica che non ci siate, i turisti parlano di voi comunque, perché loro ci sono. Dunque, superiamo le barriere e iscriviamoci per controllare direttamente la reputazione, non lasciando la propria immagine sul web in pasto alla rete, agendo con le opportune azioni correttive.
In secondo luogo non pensate che iscriversi basti a portare nuovi turisti. Facebook non è un luogo dove le persone vogliono essere stressati quotidianamente con le vostre offerte, ma è un luogo di svago e interazione. Bisogna agganciarli, studiarli e poi proporgli l’elemento giusto alle loro esigenze. L’obiettivo deve essere la vendita e la promozione, ma con metodi e tecniche che al cliente non devono sembrare invasive.
Infine pensate che il turista legga e viva Facebook come un luogo dove passa il tempo libero, cerca consenso, condivisione e collaborazione con gli altri utenti, quindi gestitevi come se foste uno di loro.
Turismo all’interno di Facebook: No al profilo, Si alla pagina.
Una pagina di insights

Una pagina di insights
Perché non bisogna costruire profili ma pagine? Semplicemente perché Facebook ha deciso che i profili sono per le persone e le pagine per le aziende, le destinazioni, i marchi e chiaramente ha predisposto degli strumenti differenti per ognuno di loro. In particolare le pagine permettono al turista di recensire e valutare con le famose “stelle” il marchio o l’azienda in questione, elementi che nel marketing del turismo sono fondamentali.  I turisti infatti nello scegliere una località o una struttura leggono in media 20 recensioni in quanto si fidano molto di più dell’opinione degli altri che della vostra (ovviamente). Se invece puntate su un profilo, le recensioni e le stelle non ci sono e saranno e sarete molto “autoreferenziali”. Al turista le falsità non piacciono, credono a chi ci è stato in quel posto, non a voi.
Inoltre, tra gli strumenti presenti nella pagina ci sono i famosi insights, ovvero strumenti gratuiti che permettono di analizzare tutto ciò che succede sulla pagina conteggiando esattamente portata, mi piace, condivisioni ecc. L’utente in tal modo può essere targhettizzato per età, sesso, provenienza, lingua e di conseguenza possono essere attuate tutte le strategie che il marketing ci  insegna. Con il profilo tutto ciò non è possibile. Quindi in termini di marketing, meglio la pagina, fornisce tanti strumenti che il profilo non ha. Tra l’altro, si vocifera nell’ambiente che Facebook “punirà” le aziende e i marchi che usano il profilo con la cancellazione (o altro) e la conseguente perdita di tutti i dati immessi sulla Timeline (foto, post, eventi).
Il post.
Ma come si scrive su Facebook di turismo? Io amo darmi tre regole:
  1. La promozione ogni 3 post. Il messaggio di promozione va messo sempre dopo 2/3 post che parlano di altro.
  2. Breve e no link! Le persone non leggono i post lunghissimi. Meglio una frase breve collegata ad un link che porta ad un sito, cancellando l’odioso link e lasciando solo il collegamento.
  3. Spontaneità e originalità legata all’informazione che vogliamo dare. L’utente deve sapere ma non deve annoiarsi, deve condividere.
Usiamo le foto.
L’utilizzo delle foto è l’elemento cruciale. Il turismo è emozione e come tale dobbiamo riuscire a trasmetterla, senza l’emozione il turista non acquista e non sceglie. Inoltre nel web l’immediatezza del messaggio rappresenta l’elemento essenziale sul quale puntare e l’unico strumento capace di soddisfare tale requisito sono le immagini. In pochi click dobbiamo cogliere l’interesse dell’utente, portarlo sul sito aziendale e farlo prenotare, quindi usare immagini di qualità, vere e grandi, che colpiscono l’animo e le sensazioni dell’utente.
La qualità e la sincerità.
Non diciamo bugie e non rappresentiamo la realtà per quella che non è. Se trasmettiamo un’immagine di un luogo non veritiera creiamo delle aspettative di un certo tipo che se poi non sono soddisfatte creano l’effetto contrario a quello desiderato.
Se un servizio non esiste non promuoviamolo, forniamo informazioni esatte e veritiere, ammettiamo gli errori e comunichiamo le soluzioni ad eventuali critiche che si sono state rivolte.
Forniamo informazioni utili sul territorio e “sembriamo umani”.
Non abbiate paura del numero di “Mi piace”.
facebook-mi-piace-likes-personalizzabiliIn numero di mi piace sulla vostra pagina è solo un numero. Se non è altissimo non è un problema, anche se l’obiettivo è farlo crescere non lo fate invitando gli amici e i parenti, o i vostri compaesani. Pensate che verranno mai a dormire nel vostro hotel? Piuttosto cerchiamo di ricercare tra i nostri sostenitori quelli più influenti e coinvolgiamoli nelle nostre attività perché una condivisione di un contenuto è molto più potente di un nuovo “mi piace”. Esso serve a raggiungere la cerchia delle amicizie di quell’utente che probabilmente si fiderà di lui e chiederà della vostra azienda, struttura, o della vostra destinazione.
Facebook non è un gioco, è molto meglio di una campagna di cartellonistica, se usata con metodo, e vi permette anche di misurare esattamente quante persone raggiungiamo, valutare l’impatto del vostro messaggio e anche migliorare i vostri servizi, se impariamo ad ascoltare chi usa i nostri luoghi.

“La Grande Bellezza è ovunque”. L’Oscar promuove l’Italia.

pubblicato su iohounsognoblog

oscar-vince-la-grande-bellezzaE’ stato un grande successo per l’Italia quello del film La Grande Bellezza. Ma qui non stiamo parlando del film, ma di come un film può promuovere un mondo e una destinazione come l’Italia. Sì, perché alla fine La Grande Bellezza è ovunque in Italia e allora perché non promuoverla sfruttando la popolarità che si è generata intorno all’Oscar conquistato, combinando tutto con i social network?
Ha pensato bene di farlo Roberta Milano, docente ed esperta di web marketing turistico, lanciando “#thegreatbeauty in Italy is everywhere” seguito dal nome della località e dalla foto del luogo prescelto. Le bellezze di tutta Italia saranno viste e conosciute da tutti coloro che cercheranno questo hashtag, ormai in tendenza tra i primi dieci da ore, dove resterà per un bel po’ di tempo.
10002633_10202570119408607_464075064_nUn modo semplice ma efficace per promuovere i nostri luoghi in tutto il mondo, un contributo che ognuno può dare e che in poche ore ha già generato migliaia di tweet e la circolazione di tantissime foto provenienti da ogni angolo d’Italia. E’ la forza dei social network unita ad una piccola grande intuizione. E allora per tutti gli operatori turistici è tempo di promuovere gratis i nostri luoghi, con foto e hashtag #thegreatbeauty in Italy is everywhere. Perché come scritto da @insopportabile (un utente Twitter “famoso”), «Tutto il mondo oggi guarda l’Italia per The Great Beauty. Cari promotori a vario titolo di turismo, oggi è il giorno per farlo e gratis. Su!». La formula inoltre è estremamente semplice e ben descritta da Giovanna Tinunin: #thegreatbeauty in Italy is everywhere + nomelocalità/regione + foto + #itisme. L’Italia ce ne sarà grata.
Seguite l’hashtag qui:
http://tagboard.com/thegreatbeauty

Gli stranieri confermano: turismo autentico e digitale

turismo-digitaleDopo lo studio presentato alla BIT 2014 di Milano da parte della Sociometrica, che ha analizzato la semantica di 280mila post in inglese di turisti stranieri che hanno visitato l’Italia, la situazione del turismo è estremamente chiara e le impressioni del settore vengono confermate, sia in positivo che in negativo.
 L’Italia vista attraverso i post sui social network dei turisti stranieri è esattamente quello che è, e ci troviamo di fronte all’ennesima conferma della direzione in cui questo paese deve andare e degli interventi da effettuare. Questo studio ha analizzato infatti i post dei turisti stranieri che hanno effettuato un viaggio in Italia soffermandosi sul “sentiment” che essi trasmettono. In particolare tengo a sottolineare come si confermi la necessità del concetto di “autenticità delle destinazioni” legate al volere un’esperienza di turismo vera e libera dagli stereotipi che spesso un luogo offre. Dallo studio emerge infatti che si ricercano esperienze semplici che permettano di godere a pieno di una destinazione senza l’influenza della standardizzazione e delle conseguenze derivanti dal turismo di massa.
Il secco no al traffico nei centri storici e la cura della destinazione sotto i differenti punti di vista sono gli elementi che gli stranieri vogliono e apprezzano. La qualità della ristorazione, delle nostre pasticcerie e la bellezza delle piazze tra i primi posti. E’ chiaro dunque che l’originalità, la cultura dell’accoglienza, la ristorazione e la fruibilità dei luoghi colpiscono il turista straniero alla ricerca del concetto di “italianità”. E’ necessario quindi spingere in questa direzione, verso un’accoglienza, e l’autenticità tutta italiana che rafforzi tutto questo.
Conferme anche in merito a musei e infrastrutture. L’Italia è indietro e gli stranieri ce lo dicono, anche perché spesso il confronto con le altre realtà europee è sconcertante. Le infrastrutture fanno soffrire l’ospite straniero e l’incapacità di servire prima il cittadino e poi il turista viene evidenziata in tutte le criticità che il nostro sistema dei trasporti possiede: pochi parcheggi, ritardi, stazioni ferroviarie fatiscenti. Sembra che manchi la capacità di comunicare come raggiungere i luoghi.
turismo1I nostri musei invece evidenziano tutte le loro difficoltà in merito ad un processo di digitalizzazione che tarda ad arrivare. Le file per acquistare i biglietti di ingresso, i lunghi tempi di attesa, sono criticità che la digitalizzazione delle procedure potrebbe facilmente contribuire a superare. Molto spesso infatti collezioni eccezionali presenti nei nostri grandi musei vengono sminuite da esperienze collaterali negative legate a queste piccole difficoltà.
Dallo studio è evidente che bisogna investire nella digitalizzazione del settore sotto tutti i punti di vista, emerge la necessità di w-fi, di sistemi di prenotazione online di tutti i servizi. In sintesi della fruizione delle città e dei luoghi attraverso i nuovi strumenti digitali e dell’adeguamento legislativo e non di tutte le strutture rispetto a questo mondo.
 I turisti stranieri, emerge dallo studio, vogliono cose semplici che in Europa e nel mondo esistono, ma che in Italia ancora non diamo per scontate, compresa la forza della reputazione online di un destinazione che se non curata e non orientata influenza negativamente la percezione dell’immagine di un paese. Sopratutto all’estero.
 Un turista infatti investe due cose nel suo viaggio: tempo libero e denaro. Vuole dunque che siano sfruttati al meglio. Basta infatti un solo errore in tutta la combinazione dei servizi che gli vengono offerti, per generare una percezione negativa di tutta la località, che comunicherà a tutte le sue cerchie attraverso tutti i mezzi che esso possiede.
Vale però anche il contrario, ovvero che se l’esperienza è autentica tutto sarà amplificato allo stesso modo. Dunque lo studio è un’ottimo punto di analisi da cui iniziare a riflettere. Lo studio è disponibile suwww.sociometrica.it

Il nuovo bando MIBAC per reti d’impresa turistiche. Grande opportunità?

E’ “fresco di stampa” il nuovo bando per il finanziamento delle attività per le reti d’impresa turistiche che scadrà il 9 maggio 2014, pubblicato da parte del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.


Un bando molto interessante per avviare una serie di progettualità sul tema della collaborazione e della promozione delle destinazioni nonché delle imprese turistiche.

In particolare è possibile avviare differenti iniziative:
  • volte alla riduzione dei costi delle imprese facenti parte della rete attraverso la messa a sistema degli strumenti informativi di amministrazione, di gestione e di prenotazione dei servizi turistici, la creazione di piattaforme per acquisti collettivi di beni e servizi;
  • che migliorino la conoscenza del territorio a fini turistici con particolare riferimento a sistemi di promo-commercializzazione on line;
  • di promo-commercializzazione che utilizzino le nuove tecnologie e, in particolare, i nuovi strumenti di social marketing;
  • e strumenti di promo-commercializzazione condivise fra le aziende della rete finalizzate alla creazione di pacchetti turistici innovativi; promozione delle imprese sui mercati esteri attraverso la partecipazione a fiere e la creazione di materiali promozionali comuni.

Un bando che aiuta la collaborazione e la creazione di destinazioni unitarie sul web che si focalizzino sui nuovi strumenti di promozione, ma che soprattutto vuole spingere le imprese e le località a spostare i propri budget promozionali e i propri sforzi sul web, il “luogo” dove si svolge la maggior parte delle attività dei turisti e dove si fa sempre maggiore attenzione all’immagine e alla reputazione di strutture e località.

La linea dettata del Ministero è chiara e inequivocabile: investire nelle attività su internet e collaborare, e’ questo il futuro del comparto turistico. Difficile non essere in accordo.

Un bando complesso però, che richiede un cofinanziamento di circa 200.000 euro e un contributo a fondo perduto di altri 200.000, che quindi vuole creare progettualità articolate su differenti azioni e che investano un totale di 400.000 euro. 

Bisogna crederci quindi. Mettere insieme almeno 10 piccole e medio imprese (ma è necessario sicuramente allargare di molto la compagine anche in termini di premialità progettuale) che per l’80% siano imprese turistiche con il corrispondente codice ATECO 2007 primario.

Un punto da non sottovalutare è sicuramente il parere favorevole della Regione in merito alle azioni progettuali da svolgere, che devono essere coerenti con la politica turistica regionale e che potrebbe creare dei problemi nella presentazione delle proposte. 

Comunque un’opportunità da cogliere, su cui puntare e provare a costruire reti volte a migliorare la qualità dei servizi offerti, delle professionalità e della promozione nelle imprese e nelle località turistiche. 

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